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Borsa e mercati

Crisi dell’auto tedesca: Audi e Porsche in affanno

Audi ieri ha tagliato le stime per il 2026, prevedendo ora un fatturato compreso tra 58 e 63 miliardi di euro, contro i 63-68 miliardi indicati in precedenza

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La crisi dell’auto europea colpisce ormai anche il segmento del lusso. Tra la concorrenza sempre più agguerrita dei costruttori cinesi, il rallentamento della domanda e le tensioni geopolitiche, i marchi premium tedeschi sono costretti a rivedere strategie e piani industriali. Le ultime conferme arrivano da Audi e Porsche, entrambe impegnate in una nuova fase fatta di revisioni fiscali e del personale, per difendere competitività e margini.

Audi ieri ha tagliato le stime per il 2026, prevedendo ora un fatturato compreso tra 58 e 63 miliardi di euro, contro i 63-68 miliardi indicati in precedenza. Rivisto al ribasso anche il margine operativo, atteso tra il 5% e il 7%. A pesare sono soprattutto il peggioramento del mercato cinese, sempre più dominato dai produttori locali, e le tensioni in Medioriente, che hanno aumentato l’incertezza sui mercati. Il gruppo, che comprende anche Bentley, Lamborghini e Ducati, conferma il piano di riduzione dei costi, con fino a 7.500 esuberi già annunciati nei prossimi anni.

Anche Porsche si muove nella stessa direzione, accelerando sul fronte dell’efficienza. La casa di Stoccarda ha annunciato il taglio di altri 5mila posti di lavoro entro il 2035, che si aggiungono ai precedenti interventi e porteranno la riduzione complessiva dell’organico a circa 8.900 unità. La decisione arriva dopo il crollo dei profitti provocato, anche in questo caso, dalla frenata delle vendite in Cina, dai dazi statunitensi e dai costi sostenuti per la transizione all’elettrico, oggi rallentata da una domanda inferiore alle attese. Pur confermando investimenti per 2,1 miliardi di euro nei siti tedeschi, il gruppo punta così a rafforzare la propria competitività in uno scenario sempre più complesso.

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