I fornitori europei davanti alla costante crescita cinese nel mercato dell’auto. È vero che l’Ue, attraverso l’accordo con Pechino sul dimezzamento dell’export di veicoli ibridi e plug-in, punta a ristabilire un equilibrio commerciale, ma per i componentisti che ritorno ci si può aspettare? «Da una parte c’è un’opportunità, dall’altra una minaccia che riguarda tutta l’industria - risponde Emanuele Cordone, partner di AlixPartners -; i cinesi che arrivano, in alcuni casi si riforniranno ancora dal loro Paese, ma per i componenti più piccoli avranno una catena di approvvigionamento in Europa.
Chiaramente, a quel punto, la competizione sarà anche con le aziende di Pechino che potrebbero seguire i costruttori nel nostro Continente».
Le imprese italiane, che rappresentano un’eccellenza dal punto di vista tecnologico, ovviamente faranno pesare esperienza e punti di forza. In proposito, sono numerosi i fornitori, già in contatto con i costruttori del Dragone, che sono impegnati a gareggiare con la concorrenza per le opportunità di business che si presentano. Due, per Cordone, gli aspetti da prendere in considerazione: «Riuscire a seguire i cinesi nella velocità che caratterizza lo sviluppo del prodotto e poi ci sono gli standard di qualità che, per Pechino, sono piuttosto alti. Le case auto cinesi, da nuovi player, non possono infatti permettersi di avere problemi sull’offerta».
Marco Stella, vicepresidente di Clepa (componentistica europea) e presidente del Gruppo componentisti di Anfia, lancia un messaggio ai decisori di Bruxelles. «Il vero problema - afferma - è che non esiste ancora uno strumento abbastanza forte allo scopo di arginare l’impatto sul mercato europeo dei cinesi. Se i nostri costruttori e componentisti non hanno la possibilità di ricaricarsi dopo gli investimenti fatti e consolidarsi nei prossimi anni, si assisterà a un impoverimento massiccio».
Clepa, intanto, fa sapere che i fornitori hanno annunciato 18.900 tagli di posti nel primo semestre. Sebbene il dato sia inferiore del 35% a quello del secondo semestre 2025, i 4.840 posti di lavoro creati sono di gran lunga inferiori al numero di quelli persi.
Del resto, l’importazione cinese di componenti ha raggiunto quota 5 miliardi di euro nella prima parte del 2026 con un aumento del 23% su base annua. «La Cina si accaparra una quota sempre maggiore del mercato manifatturiero europeo e, nel contempo, chiude le porte al nostro export», lo sfogo di Benjamin Krieger, segretario generale di Clepa.
