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Borsa e mercati

Pil Italia, il Fmi alza le stime allo 0,8% nel 2026 e migliora le previsioni per il 2027

Il Fondo monetario internazionale rivede al rialzo le stime del Pil italiano: crescita allo 0,8% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027. La disoccupazione è attesa in calo al 5,6%

L'Fmi boccia l'Italia: va sempre peggio

L’economia italiana mostra segnali di maggiore tenuta rispetto alle attese, ma la ripresa resta moderata e deve fare i conti con una nuova accelerazione dei prezzi. Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita del Paese, portando il Pil del 2026 allo 0,8%, contro lo 0,5% indicato nell’aggiornamento di luglio. Un miglioramento di tre decimi di punto percentuale che emerge dal World Economic Outlook, presentato il 13 ottobre a Bangkok, e che si accompagna a una revisione positiva anche per il prossimo anno. A frenare l’ottimismo è però il ritorno dell’inflazione sopra il 3%, mentre sul fronte dell’occupazione le prospettive appaiono più favorevoli nel breve periodo.

Il Fmi alza le stime per il 2026 e il 2027

Il nuovo quadro macroeconomico elaborato dal Fondo prevede per l’Italia una crescita dello 0,8% nel 2026, tre decimi in più rispetto alla valutazione diffusa durante l’estate. Anche il 2027 beneficia di una correzione positiva, seppure più contenuta, con il Pil atteso allo 0,6% rispetto al precedente 0,5%. Il miglioramento assume particolare rilievo considerando che nel 2025 l’economia nazionale aveva registrato un’espansione limitata allo 0,5%. Le nuove proiezioni delineano dunque una maggiore capacità di resistenza del sistema produttivo, pur senza indicare un’accelerazione tale da superare le debolezze strutturali della crescita italiana.

Migliorano le prospettive di fine anno

Tra le revisioni più significative figura quella relativa all’andamento del Pil negli ultimi tre mesi dell’anno. Il Fondo monetario prevede una crescita tendenziale dello 0,5% nel quarto trimestre del 2026, rispetto allo 0,1% stimato a luglio, mentre per il corrispondente periodo del 2027 la previsione si attesta allo 0,9%, leggermente sotto il precedente 1%. Un quadro che suggerisce una migliore tenuta dell’attività economica nell’immediato, ma anche una possibile perdita di slancio nell’anno successivo. Per l’Italia, la sfida resta trasformare questa revisione positiva delle stime in un’espansione più solida e duratura, sostenuta da investimenti, produttività e domanda interna.

Inflazione al 3,3%

Il principale elemento di criticità riguarda l’andamento dei prezzi al consumo. Secondo le nuove proiezioni del Fmi, l’inflazione italiana salirà al 3,3% nel 2026, dopo l’1,6% registrato nel 2025, per poi rallentare al 2,8% nel 2027. Una dinamica che rischia di ridurre il potere d’acquisto delle famiglie e di comprimere i margini delle imprese, soprattutto nei comparti maggiormente esposti ai costi energetici. Il rallentamento previsto per il prossimo anno non equivale a una diminuzione dei prezzi, ma a una crescita meno rapida. Il vero nodo economico resta quindi la capacità di difendere i redditi reali e sostenere i consumi in una fase caratterizzata da persistenti pressioni inflazionistiche.

Disoccupazione in calo al 5,6%

Segnali relativamente incoraggianti arrivano dal mercato del lavoro, dove il Fondo monetario stima una riduzione del tasso di disoccupazione al 5,6% nel 2026, rispetto al 6,1% dell’anno precedente. La tendenza dovrebbe tuttavia interrompersi nel 2027, quando l’indicatore è atteso in risalita al 5,8%. La contrazione della disoccupazione rappresenta un elemento favorevole per la tenuta dei redditi e della domanda interna, ma non cancella le incognite legate alla debole produttività e all’evoluzione del costo della vita. Il miglioramento delle prospettive occupazionali dovrà quindi confrontarsi con una crescita economica ancora contenuta, che limita lo spazio per un rafforzamento strutturale del mercato del lavoro.

I rischi per l’economia italiana

La revisione delle stime italiane si inserisce in uno scenario mondiale che mostra una certa capacità di resistenza, nonostante le tensioni geopolitiche e l’incertezza sui mercati energetici. Per un’economia come quella italiana, fortemente collegata agli scambi internazionali, queste variabili rappresentano fattori di vulnerabilità. Il rialzo delle previsioni costituisce dunque un segnale favorevole, ma la combinazione tra inflazione elevata e sviluppo moderato continua a richiedere attenzione nelle scelte di politica economica.

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