Fari puntati sul rapporto tra Stellantis e Canada. Due le ragioni: l’accordo in itinere sul rinvio dei dazi Usa (exploit del titolo in Borsa, ieri +5,9%); il futuro dell’impianto di Brampton (Ontario), chiuso dal 2024 per lavori, poi sospesi, che alla fine potrebbe essere ceduto. Nel primo caso il mercato è fiducioso: il titolo di Stellantis ieri ha chiuso con un +5,9% a 4,64 euro dopo che nell’ultimo anno ha perso il 46% del valore. A spingere le azioni anche l’impatto positivo negli Usa della Fiat Topolino che ha fatto presa su molti tra i 2,3 milioni di golf cart. Oltreoceano, invece, c’è preoccupazione sul destino di Brampton che ha visto sfumare la produzione della Jeep Compass, prevista nel 2025, proprio a causa dei dazi annunciati da Donald Trump. La linea è stata così trasferita nell’Illinois. Da parte sua il sindacato canadese Unifor ha già respinto l’ipotesi, emersa di recente, della cessione del sito al partner cinese Leapmotor per produrre auto elettriche. Il 20 settembre il confronto tra le parti.
Gruppi cinesi, dunque, che animano il dibattito anche al di là dell’Atlantico. E questo mentre l’Europa daconquistatrice è ormai prossima a diventare terra conquistata, vista la crescita progressiva dei marchi di Pechino sul mercato. Ma l’aspetto più importante riguarda l’avanzamento dei piani produttivi del Dragone, mossa agevolata dallo stato di sovraccapacità delle fabbriche derivato da scelte politiche sbagliate e che hanno trascinato il sistema in crisi.
Ecco allora il colosso Geely (già controlla Volvo, detiene il 51% di Lotus, il 9,69% di Mercedes-Benz e il 50% della joint venture per Smart, oltre a sviluppare motori termici e ibridi avanzati in accordo con Renault, e pronto a produrre insieme a Ford in Spagna) affermare, in occasione dei dati semestrali, di puntare sempre più sull’Europa. Non è un caso che proprio Geely intenda produrre dal 2028 la propria gamma lusso nei siti di Volvo. A muoversi nella stessa direzione è anche Byd (prossimo l’avvio della fabbrica in Ungheria), mentre Leapmotor e Dongfeng (ipotesi Cassino sempre aperta) beneficeranno degli accordi con Stellantis.
Nel suo Global automotive outlook, AlixPartners vede un’accelerazione del Dragone, visto il calo delle vendite in Cina, verso nuovi mercati. «Nel 2026 ci aspettiamo circa 10 milioni - avverte Dario Duse - di veicoli esportati (+41%) in aggiunta alle localizzazioni produttive all’estero che si triplicheranno nei prossimi 5 anni, arrivando a 3,4 milioni di unità».
