da Basilea
La Fondation Beyeler di Basilea dedica per la prima volta nella sua storia una grande mostra personale a Paul Cézanne (1839-1906), l'artista che più di ogni altro ha cambiato il corso della pittura moderna. Non una semplice retrospettiva, ma un progetto curatoriale ambizioso e densissimo, che si impone come la prima grande rassegna europea interamente concentrata sulla maturità di Cézanne, ovvero sul momento in cui il pittore di Aix-en-Provence diventa definitivamente ciò che Pablo Picasso chiamò senza esitazioni "il padre di tutti noi". Il percorso riunisce esclusivamente dipinti e acquarelli nessun disegno preparatorio sottolineando la centralità del gesto pittorico e del colore come strumenti di costruzione del mondo. Le opere sono circa ottanta: 58 oli e 21 acquarelli, equamente divisi tra la straordinaria collezione Beyeler e prestiti privati e museali di eccezionale rarità, molti dei quali quasi mai esposti al pubblico.
È proprio questo equilibrio tra capolavori notissimi e presenze quasi inedite a rendere la mostra di Basilea un evento irripetibile. La mostra (fino al 25 maggio) si concentra sugli ultimi vent'anni dell'artista, quando Cézanne ha ormai superato il confronto con l'Impressionismo e lavora in solitudine a una riforma radicale della pittura. In questa fase, il suo obiettivo non è più rappresentare la natura così com'è, ma analizzare il modo in cui la vediamo, trasformando la percezione del mondo che lo circonda in struttura. È qui che Cézanne rompe con la prospettiva centrale, dissolve il confine tra figura e spazio e costruisce le forme attraverso campiture cromatiche giustapposte, anticipando il Cubismo e aprendo la strada alle avanguardie del Novecento, dall'astrazione di Mondrian fino alla ricerca spaziale di Giacometti. Non è un caso che Picasso e Braque abbiano guardato a Cézanne come a una bussola. Nei suoi dipinti, la realtà non è mai stabile: vibra, si ricompone, si interroga. Le pennellate restano visibili, le superfici talvolta incomplete, come se il quadro fosse un processo aperto più che un risultato definitivo. Proprio questa tensione rende Cézanne sorprendentemente contemporaneo. Tra i nuclei più forti della mostra spiccano alcuni accostamenti mai visti prima. È il caso delle due versioni dei Giocatori di carte, esposte fianco a fianco: quella celeberrima della Courtauld Gallery di Londra e quella altrettanto iconica del Musée d'Orsay. Vederle insieme significa cogliere le minime variazioni di ritmo, peso e silenzio che Cézanne introduce per trasformare una scena quotidiana in un'architettura mentale. Di grande intensità anche la presentazione dell'opera Baigneuses (1900-1906), mostrata qui per la prima volta in assoluto, accanto ad altri bagnanti nei quali il corpo umano perde ogni idealizzazione accademica e si fonde con il paesaggio. Gli arti seguono il ritmo degli alberi, le schiene sembrano colline, le figure appaiono sul punto di dissolversi nella natura. È un tema classico che diventa radicalmente moderno. Notevole anche la presenza di ritratti rarissimi, come il Portrait de Paul Cézanne (circa 1895), e il primo confronto diretto tra due acquarelli del ragazzo con il panciotto rosso, che mette in luce la straordinaria libertà tecnica raggiunta dall'artista in questo medium. Il cuore poetico della mostra è però dedicato ai paesaggi provenzali, in particolare quelli dell'Estaque e, soprattutto, alla Montagne Sainte-Victoire, il soggetto più amato e ossessivamente indagato da Cézanne. A Basilea sono riunite nove vedute della montagna, tra oli e acquarelli, che raccontano non un luogo, ma un'idea di pittura. Cézanne tornò decine di volte davanti a quel profilo roccioso perché lo considerava il banco di prova ideale per la sua domanda fondamentale: come rendere sulla tela la complessità dell'esperienza visiva? Alcune versioni presenti in mostra sono appena accennate, con ampie zone di tela lasciate scoperte. Non sono incompiute per distrazione, ma per scelta: l'incompiutezza diventa linguaggio, apertura, invito allo sguardo dello spettatore a partecipare al processo creativo. Questi paesaggi non descrivono la Provenza: la reinventano. È anche grazie a Cézanne se oggi immaginiamo quella regione come un luogo sospeso tra luce, silenzio e memoria. Accanto ai grandi paesaggi, la mostra dedica ampio spazio alle nature morte, apparentemente umili ma in realtà centrali nella ricerca dell'artista. Mele, brocche, pani e tessuti diventano elementi di una costruzione rigorosa, quasi architettonica, in cui ogni oggetto ha peso, volume e una precisa funzione nello spazio. Particolarmente toccante è il nucleo dedicato ai teschi, dove la riflessione sulla forma si intreccia a una meditazione sulla caducità della vita. Anche qui Cézanne non è narrativo: il teschio è una massa, una presenza, una forma che interroga il tempo.
A differenza di molte retrospettive del passato, la mostra Beyeler non cerca di raccontare tutta la carriera di Cézanne, ma di entrare nel suo laboratorio mentale, concentrandosi sulla fase in cui la pittura diventa pensiero visivo. L'esclusione dei disegni, l'attenzione all'acquarello come strumento sperimentale e la forte presenza di opere provenienti da collezioni private rendono questa esposizione unica nel panorama europeo. Il percorso si conclude con un gesto sorprendente: un atelier ricostruito dove il pubblico può sperimentare la tecnica dell'acquarello, e la première mondiale del film Cezanne on Art (2025), firmato da Albert Oehlen e Oliver Hirschbiegel, girato nei luoghi reali della Sainte-Victoire. Un ponte diretto tra Cézanne e l'arte contemporanea. Ancora una volta, la Fondation Beyeler si conferma come una delle istituzioni museali più autorevoli d'Europa, capace di coniugare rigore scientifico e grande fascino espositivo.
Dopo il successo travolgente della mostra dedicata a Yayoi Kusama, appena conclusa, Basilea si prepara a vivere un nuovo momento memorabile, mentre sono già in corso i lavori di ampliamento della Fondazione, che verranno completati e inaugurati entro la fine dell'anno.