Calcio

"Prendevano pasticchine e pasticcone: ecco i rischi". Parla il medico ex calciatore

"L'uso smodato può avere effetti nocivi", ricorda l'ex portiere Lamberto Boranga che racconta delicati dettagli di quegli anni

"Prendevano pasticchine e pasticcone: ecco i rischi". Parla il medico ex calciatore
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Una vita trascorsa a difendere i pali nei campi di calcio, tra massima serie e terza categoria, e poi la passione e i risultati anche nell'atletica, ma ciò che contraddistingue Lamberto Boranga sono gli studi di medicina. L'ex portiere, specialista in cardiologia, medicina dello sport e medicina interna, può parlare con cognizione di causa delle sostanze utilizzate nel mondo del calcio, forte anche della propria esperienza personale che lo ha portato, a cavallo tra gli anni '60 e '80, a difendere la porta di Perugia, Fiorentina, Brescia e Parma. E lo fa nel corso di un'intervista concessa a Open.online.

I farmaci nel calcio

Già prima degli anni in cui si iniziò a parlare di anabolizzanti, i farmaci erano prescritti e utilizzati dagli atleti. "Ai nostri tempi si prendevano in continuazione pasticchine e pasticcone", ricorda l'estremo difensore."Era normale che il medico le prescrivesse: molte aumentavano la concentrazione durante la partita, la voglia di giocare, la spinta per correre. Tutto questo a un portiere come me specialmente faceva benissimo", aggiunge.

A partire almeno dalle dichiarazioni di Brambati in diretta televisiva è circolato il nome del Micoren. "Era tra i più usati", conferma anche Boranga, che spiega il principio attivo del medicinale. "Si tratta di un analettico respiratorio, in grado appunto di aumentare l'atto respiratorio", spiega,"se normalmente si prendono tre litri d’aria a respiro, con il Micoren si riesce a prenderne un po' di più, aumentando così la resistenza".

I maggiori rischi, tuttavia, si potevano correre nel momento in cui venivano incrementate le dosi dei farmaci: "Alcuni giocatori prendevano anche 10 pasticche tutte insieme. Sta lì il punto. Se fai una terapia con l'aspirina e ne prendi un grammo, non subisci conseguenze, non avrai emorragie gastriche e cose simili, se ne prendi dieci sarà invece molto probabile", considera Boranga. Nello specifico, il Micoren si assumeva in gocce, generalmente 10, fatte stillare in una zolletta di zucchero. Anche in questo caso, purtroppo, c'era chi abusava del medicinale. "Molti calciatori ne prendevano oltre 20 e 30: quando giocavo a Brescia", racconta l'ex portiere, "ho visto compagni che ne prendevano una valanga. Un utilizzo smodato che può avere effetti nocivi anche dal punto di vista epatico e del pancreas".

Sovradosaggi

Quale era il problema alla base della cattiva gestione delle quantità da assumere? Secondo Boranga un mix tra l'inadeguatezza dei controlli e la superficialità degli atleti."Alla base c'era l’incapacità del medico di tenere sotto controllo la situazione", precisa, "poi erano gli stessi calciatori che una volta percepiti gli effetti positivi di dosaggi standard sceglievano di prendere quantità del tutto arbitrarie e non certo al ribasso".

Nasceva tutto spesso e volentieri dalla spinta delle società. "Erano le prime a spingere affinché venisse dato 'qualcosina' agli atleti. 'Questi ragazzi li vedo un po' spenti, diamogli qualcosa', era una delle frasi più tipiche", replica l'ex portiere.

La creatina

Micoren a parte, la creatina è una sostanza che ha portato il tema doping nel calcio alla ribalta negli anni '90 con le accuse di Zeman. Anche in quel caso, ricorda Boranga, gli eccessi potevano portare a gravi conseguenze:"Se è accertato che 3 grammi al giorno migliorano l’attività muscolare, 20 grammi cominciano a fare lo stesso effetto di un anabolizzante".

Una svolta importante negli anni '80, gli stessi di Vialli, quando arrivarono nel mercato, sebbene non ancora considerati dopanti, i corticosteroidi, molto utilizzati. Si tratta di "un gruppo di ormoni steroidei sintetizzati nella corteccia del surrene, diventati doping soltanto tempo dopo". "Sono farmaci che attivano anche la parte del fegato e del pancreas", spiega Boranga, "il cortisone è un antinfiammatorio potente, che si somministra in maniera intra-articolare senza grossi effetti nocivi. Ma se si somministra intra-muscolo, come spesso succedeva, entra in circolo in maniera molto più pervasiva. Senza dimenticare il problema delle quantità".

Tumori e Sla

Chiaro che il discorso poi inizi a vertere su alcuni dei più temuti presunti effetti collaterali di tali abusi. Silvio Garattini, presidente dell'Istituto Mario Negri ha sollecitato l'avvio di un'indagine approfondita in tal senso, denunciando tuttavia la poca disponibilità a collaborare da parte della Figc. Più che di omertà sarebbe corretto parlare di altre priorità, secondo l'ex estremo difensore, a partire da quelle economiche.

"Sulla Sla credo che l'abuso di antinfiammatori tra i calciatori abbia avuto un grosso peso, oltre che agli allenamenti eccessivi, un altro grande tema", considera Boranga. "Ho sempre assistito a carichi di lavoro troppi pesanti, e tuttora i preparatori atletici devono capire che ci vuole equilibrio e riposo per garantire il buono stato di salute del giocatore: tre partite la settimana non vanno bene". Sarebbe necessario agire con buon senso, in modo, paraltro, da preservare la qualità della vita degli atleti soprattutto al termine dell'attività agonistica, spiega in conclusione Boranga, "perché poi i maggiori problemi arrivano a quel punto".

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