Sono tre le parole chiave di Ruben Amorim, chiamato stasera al debutto a San Siro (stadio esaurito, ritorna in curva il bandierone con il 6 dedicato a Franco Baresi) contro il Venezia, una neo-promossa. L’anno scorso il Milan di Allegri si schiantò alla prima con la Cremonese e più avanti andò a sbattere con le altre. Per il tecnico portoghese la spiegazione di quel tabù è la seguente: «Ci vuole umiltà, bisogna affrontare il Venezia come la squadra più forte al mondo, troppo facile essere concentrati contro Inter, Napoli, Roma, Juve». Di sicuro c’è da sfatare il precedente fastidioso e da capire se i lampi di Torino sono vera luce per il futuro. La seconda parola chiave è: idee. Vengono scolpite dal tecnico quelle sul mercato che riguardano la conferma di molti giovani (elogi per Camarda e co.) in sostituzione degli esuberi (Tomori, Fofana, Gimenez, Ricci è partito per Como in prestito). Leao è un capitolo virtualmente chiuso: deve decidere quale biglietto aereo prendere, se per Istanbul o per Londra (Aston Villa). «È un ottimo giocatore, con la giusta mentalità, può giocare ovunque. Bisogna però avere la giusta mentalità e, a volte, nel calcio arriva un momento in cui conviene andare altrove» il consiglio di Amorim. La terza e ultima parola d’ordine è: futuro. Se il prossimo quarto e ultimo acquisto della stagione è «un falso nueve», non necessariamente un centravanti è per avere Camarda vice Ramos dichiarato e per garantire la maturazione dei nuovi in vista «dei prossimi 4-5 anni».
Naturalmente col contributo dei veterani che restano un riferimento insostituibile nel presente. A cominciare da Maignan per finire a Rabiot «al quale rinnoveremo il contratto» la notizia data. Insieme all’intenzione di non modificare lo schieramento di partenza rispetto a Torino per dare continuità e per consentire a Modric, Rabiot, Saelemaekers e Pulisic di entrare nella parte finale della sfida
