«Bisogna accelerare» spinge Amorim 24 ore prima del viaggio a Reggio Emilia. E invece il Milan rallenta ancora e perde una occasione più unica che rara: farsi sotto con l’Inter e raggiungere la Roma. È vero: resta imbattuto dopo 6 turni ma non può certo andare fiero dell’uno a uno di ieri sera che ripropone qualche problema inedito rispetto alla narrazione collettiva. Dicono: mancano i gol, specie di Ramos che resta a secco dopo le perfomance col Portogallo. Il golletto arriva lo stesso perché Rabiot ha un sinistro velenoso e perché la presenza di Modric nella ripresa aggiunge geometria a un centrocampo spento e monotono con Musah. Ma poi il Milan si fa raggiungere dopo aver rischiato grosso in almeno un paio di occasioni (Maignan rammenda a modo suo).
Allora la questione ridiventa ancora una volta, a dispetto dei numeri, dello schieramento, a 3 o a 4, della difesa. Perché nel frattempo accadono un paio di eventi che devono preoccupare Amorim e anche il club in vista del mercato di gennaio, magari ripensando a qualche scelta estiva non proprio felice. Gabbia, al debutto dal primo minuto perché rimasto a Milanello durante la sosta, si procura un doloroso accidente muscolare che può costargli una lunga assenza. Così bisogna fare subito ricorso a De Winter: ora non ci sono ricambi. L’unico pilastro è Gila, Pavlovic regge, di Estupinian non si capisce la ratio dell’utilizzo ripetuto, uscito dopo l’intervallo per il giallo guadagnato. E non si capisce tra l’altro l’esclusione di Bartesaghi che giocando nei 4 forse è di maggiore affidamento come dimostrano le cronache della passata stagione. Subire un gol su innocuo calcio d’angolo è sintomo di leggerezza e forse anche organizzazione difensiva deficitaria. Subito il gol il Milan non è stato più capace di armare l’attacco se non con qualche corsa velleitaria di Moreira che però balbetta quando deve difendere e coprire le spalle. La conclusione è la seguente: ondeggiando tra un sistema e l’altro non si trova il vestito giusto.
