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Calcio

Da Castellammare all’Italia intera. Gli Esposito e il Dna dentro un pallone

Il papà Agostino è stato un giocatore di Serie C. Sua la decisione di spostarsi a Brescia per dare più chance calcistiche ai tre figli maschi

TOPSHOT - Italy's forward #07 Pio Esposito celebrates scoring his team's fourth goal during the UEFA Nations League football match (League A, Group A1) between Turkey and Italy at the Ataturk Sports Complex Matl? Stadium in Bursa on September 28, 2026. (Photo by Ozan KOSE / AFP)

Una bella storia, molto italiana. Una storia di famiglia e di talento, quella degli Esposito. Pio e i suoi fratelli, ma anche il papà Agostino, la mamma Flavia e la sorella Annamaria. Principi sani, basi solide, radici profonde. Tutti per uno e per il calcio. Papà Agostino è l’architrave della storia. Calciatore in Serie C con la Juve Stabia. Poi allenatore del Club Napoli Castellammare, periferico laboratorio di campioni, dove si sono formati anche Donnarumma e Quagliarella e dove cominciano a giocare Salvatore (classe 2000) e Sebastiano (2002). Non Pio (2005) perché quando sarebbe il momento, Agostino prende la famiglia e sale al Nord, convinto che i suoi figli, che già capisce talentuosi, abbiano più possibilità di farcela. Va a Brescia, ma non al Brescia. Sceglie la Voluntas, ovviamente Brescia, dove sotto la guida di un maestro dei ragazzi come Roberto Clerici, hanno mosso i primi passi anche Pirlo, Baronio, Acerbi e decine di altri calciatori arrivati in Serie A. Poi ci sarà il Brescia, quello più noto, e quindi il salto all’Inter, prima della gloria, quella vera.

Salvatore, metronomo di centrocampo, non ha mai giocato con i grandi in nerazzurro, ma è arrivato in Nazionale prima di Pio e Sebastiano. Era il 2022, ct Mancini come adesso. Una presenza appena, quando ancora doveva esordire in Serie A, durante un lungo giro d’Italia fra Spal, Ravenna, Chievo, ora Samp e prima tanto Spezia, compagno per 2 anni del suo fratello più giovane e più famoso. I fratelli Esposito hanno sempre fatto tutto in fretta: Sebastiano ha debuttato in Europa a 16 anni, allenatore Spalletti, prima ancora di farlo l’anno dopo in Serie A, con Antonio Conte. Seba era il pupillo di Lukaku, che contro il Genoa gli lasciò calciare un rigore, segnato, alla prima partita da titolare. Responsabilità e soddisfazioni. E Pio dai 19 gol di Spezia in Serie B è passato direttamente al Mondiale per Club, ovviamente subito segnando, arrivando poi in Serie A e in Nazionale qualche mese dopo. Quello di Bursa è il sesto gol in 11 partite, unico lampo azzurro in una stagione nera. Il tempo gioca con lui, che deve ancora compiere 21 anni, questo è sempre giusto ricordarlo. A quell’età, Vieri, il giocatore cui più somiglia, giocava in Serie B. Cattolici praticanti, l’8 dicembre del 2024 hanno segnato tutti e 3 nello stesso pomeriggio, pochi minuti uno dall’altro: Sebastiano 2 gol con l’Empoli al Verona in Serie A, Salvatore 2 e Pio 1 con lo Spezia al Cittadella in Serie B. La giornata che papà e mamma non dimenticheranno mai.

L’altra sera, Mancini ha fatto quello che l’Inter non ha avuto il coraggio di fare, e dire che le sarebbe stato più semplice. Associare Sebastiano a Pio, nuova coppia di fratelli in Nazionale, 26 anni dopo gli Inzaghi. Un anno fa, l’Inter perse volontariamente il controllo di Seba, che allora era in prestito nell’Empoli, per appena 8 milioni, preferendogli Bonny, spendendone il triplo. Seba i gol li ha fatti anche a Cagliari e ha ricominciato a farli col Sassuolo, dopo un’estate tutta burrasca e ammutinamenti, che però non hanno offuscato l’interesse di Mancini, a disperata caccia di talento. E anche tra i suoi piedi, di talento ce n’è tanto.

Pio col 7 e Seba col 20, loro che nell’Inter e nel Sassuolo, come Salvatore nella Samp, giocano col 94 sulla maglia, omaggio al rione Cicerone di Castellammare di Stabia in cui sono cresciuti e al campetto (il Cicerons ’94) dove li faceva giocare papà Agostino, risistemato due anni fa con la sorella Annamaria e donato alla città, che l’altra sera aveva, con capitan Donnarumma, addirittura 3 stabiesi titolari azzurri (solo Roma ha fatto meglio, con 4 rappresentanti in Italia-Ghana del 2006). Il cuore è a Castellammare («la città più bella del mondo», hanno detto nei giorni scorsi i due azzurri a Coverciano), ma le radici sono anche a Brescia, in quella Voluntas che i fratelli Esposito hanno acquistato l’anno scorso e di cui papà Agostino è diventato presidente. Niente prima squadra, solo settore giovanile, dai Pulcini agli Allievi, come nella tradizione della società. Per cercare altro talento, plasmarlo e continuare a sognare.

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