Si riparte dal 3 a 4 che non è soltanto il risultato dell’Olimpico ma è il riassunto delle coppe, 4 sconfitte e 3 vittorie, si riparte per capire dove sta la verità anche se la serie A è torneo di dimensione differente, là dove gli attori sono tutti da Oscar ma appena superano la dogana finiscono nei teatri da avanspettacolo. Oggi si potrà comprendere se i romanisti hanno assorbito l’epilogo contro il Real, dopo Mourinho c’è un altro core de Roma, De Rossi e il Genoa non proprio da perderci la testa al di là della consueta recita nostalgica, Gasperini ha un gruppo solido ma stavolta non avrà tre titolari, Malen, Koné e Dybala. Idem per il Napoli a Venezia, qui Allegri non ha alternative alla vittoria, nemmeno un pareggio contro l’ultima, lo toglierebbe dal caos e dalle malelingue che lo seguono a prescindere tenuto conto che martedì al Maradona spunteranno i salmonari del Bodo che hanno già fatto scherzi, lo scorso anno, all’Inter, dunque 3 punti e basta. Infine l’Inter a Bologna, la brutta esperienza di champions ha come prima conseguenza la lunga degenza di Lautaro, anima e corpo del gioco limitato di Chivu, limitato perché la linea difensiva mette angoscia, il Bologna non è più la squadra che tremare il mondo fa, i ricordi antichissimi di uno spareggio per il titolo, durano un battito di ciglia ma questo ottobre ci dice che tutto è possibile.
Al punto che la Juventus scopre che, nel settore punte, due è meglio di uàn, Spalletti deve decidere, punire il capriccioso Conçeicao, impiegare subito Nico Gonzales, ricominciare da capo contro la capolista Lazio che non ha nulla da perdere a differenza dei bianconeri. Il Milan ha trovato le vitamine, contro l’Atalanta è incontro tra reduci del giovedì, partono alla pari, almeno alla voce fatiche e recuperi. Resta il Como che non avrà facile viaggio a Firenze, di colpo si scopre che la bellezza non basta, servono i fatti e in Olanda non si sono visti.
