Una squadra che ha dimostrato di avere carattere. Una squadra penalizzata sul campo, ma che non si è lasciata andare. Finisce 0 a 0, sul campo, la partita Como-Roma.
Questa però non sarà un’analisi sul risultato in sé, ma un commento sul cartellino rosso di Malen e le diverse decisioni di Michael Fabbri.
Partiamo dal cartellino a Bobby, il centravanti entra in scivolata, prende prima il pallone e soltanto dopo arriva il “contatto” con l’avversario. Un intervento deciso, certo, ma non tale da mettere in pericolo l’avversario. Del resto, anche durante la telecronaca viene sottolineato che “non era un intervento cattivo, ma deciso”. E il regolamento poi, parla chiaro. Distingue chiaramente tra un contrasto energico e uno da espulsione, che richiede una pericolosità o una forza eccessiva. Ma il paradosso è un altro ancora e cioè che prima ancora della scivolata, proprio il giocatore giallorosso, poi espulso ,aveva subito fallo. Insomma, da possibile punizione a favore a cartellino rosso contro ce ne passa. Riassumo ancora, nessun piede alto su Kaiki e l’intervento è visibilmente per recuperare il pallone.
L’espulsione non è stata certo l’unica decisione arbitrale disastrosa di questa sesta giornata di Serie A. Sono fioccati anche molti cartellini gialli, alcuni dei quali apparsi eccessivi, come quello mostrato a Matías Soulé. Per non parlare poi dei tocchi di mano, sui quali è forse meglio sorvolare visto che il regolamento (almeno qui) lascia ampio spazio all’interpretazione e ogni episodio rischia di trasformarsi nell’ennesima discussione senza fine.
E poi a un certo punto colui che fino a quel momento era stato protagonista e decisore delle sorti della partita è stato costretto a fermarsi per un problema fisico. La missione “Como a segno” è venuta meno.
C’è da dire che la Roma quest’anno continua a dimostrare di avere qualcosa di speciale, una squadra che sembra aver trovato una forza e una personalità importanti, capace di affidarsi alla qualità dei suoi attaccanti, alla presenza di uno come Koné a centrocampo e alla classe della Joya, Paulo Dybala, che sa fare sempre la differenza. E guai a dimenticare la difesa, perché anche lì i giallorossi non scherzano affatto.
