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Francia-Senegal, molto più di una partita di calcio

I figli d’Africa cresciuti sotto il cielo di Parigi ci riprovano. Ma Mbappé e compagni fanno paura

Francia-Senegal, molto più di una partita di calcio
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Se sul piano politico, il Senegal ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia nel 1960, nel calcio gli africani hanno rotto il cordone ombelicale il 31 maggio del 2002, partita inaugurale del Mondiale nippo- coreano: 1-0 ai campioni in carica, poi addirittura eliminati nel girone. Nel pomeriggio di New York, la sera da noi, si ritrovano avversari. La Francia è una delle grandi favorite, il Senegal un temibile outsider.

La polizza francese è Didier Deschamps, che guida la nazionale dal 2012 ed è al quarto Mondiale in panchina, con una vittoria (2018) e una finale (2022) e ha sempre vinto la prima partita di un grande torneo. La Francia è fortissima, con 4 attaccanti in campo (Mbappé, Dembelé, Olise e Doué o Barcola) e almeno 3 possibili titolari per ciascun ruolo, compresi quelli lasciati a casa perché in più di 26 non si può essere.

Il Senegal ha vinto l’ultima Coppa d’Africa sul campo, ma l’ha poi persa a tavolino in favore del Marocco (per abbandono del campo dopo un rigore assegnato ai rivali). Però il trofeo se l’è tenuto, non l’ha reso alla Caf (l’Uefa africana) e lo ha mostrato orgoglioso al mondo e ai senegalesi di Francia in un’amichevole giocata a marzo a Parigi, contro il Perù e con tanto di doppia stella sulla maglia, che non potrà invece evidentemente indossare stasera. Prima o poi il Tas di Losanna metterà fine a questa brutta pagina del calcio africano.

Francia-Senegal è una partita speciale anche per la storia dei due Paesi, anche se qui l’indipendenza è stata raggiunta con la diplomazia e non con il sangue. Proprio per questo, la comunità senegalese di Francia è considerata molto più tranquilla di quella maghrebina, dove invece l’uscita dall’ex impero fu frutto di guerre anche molto lunghe.

Il calcio francese moderno non sarebbe lo stesso senza il Senegal, e il calcio senegalese non avrebbe la stessa struttura senza la Francia. Ma questa non è solo una favola di integrazione, piuttosto una storia di confini fluidi, dove la banlieue parigina diventa la vera fucina di talenti africani e dove la scelta di quale maglia indossare - se il blu dei colonizzatori o il verde dei Leoni della Teranga - diventa un dilemma politico, d'identità e, perché no, anche di interesse.

Patrick Vieira, campione del mondo ’98, è nato a Dakar ma ha scelto la Francia. E così Evra e Sagna ieri piuttosto che oggi Dembelé, Konate e Ferland Mendy, il cui cugino Edouard ha invece preferito giocare nel Senegal, come il laziale Dia o l’ex napoletano Koulibaly.

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