Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 05:32
Calcio

Rivera contro Electronic Arts. Il golden boy chiede giustizia

L’ex leggenda di Milan e Nazionale torna in campo contro il produttore di videogiochi sull’uso della sua immagine nella serie di Fifa

Rivera, il genio elegante del palloneche voleva diventare Fausto Coppi
Gianni Rivera con la maglia della Nazionale italiana

Siamo solo al primo tempo, quasi al fischio finale (ovvero la sentenza del giudice). Ma la partita di Gianni Rivera contro FIFA, inteso come videogioco, ed anche se non si chiama più così, è appena cominciata. È una questione di principio, più che di denaro, e di certo è una sfida che l’asso rossonero che ieri ha spento 83 candeline - non ha intenzione di perdere: «Avevo firmato un accordo perché credevo che fosse per la promozione del calcio tra i giovani. Invece è diventato puro business». Insomma: Rivera ha portato in tribunale Electronic Arts, l’azienda che produce il videogame più famoso al mondo, contestando l’uso della propria immagine, del nome e dell’identità sportiva all’interno della serie. Al centro della causa un documento firmato nell’aprile del 2005, che secondo EA autorizzerebbe l’impiego del volto e del nome del campione anche nelle edizioni successive, e che per la difesa dell’ex calciatore conterrebbe invece un consenso troppo generico e non valido per uno sfruttamento commerciale così ampio e prolungato. E in questo caso non si può nemmeno ricorrere al Var. La vicenda nasce dunque quella lettera inviata 21 anni fa: la società chiedeva il permesso di utilizzare nome e aspetto all’epoca e nei titoli futuri della serie Fifa, presentando l’iniziativa come un progetto dedicato ai grandi calciatori del passato. Rivera, che ai tempi era stato eletto nell’Europarlamento, firmò la liberatoria, ma ribadisce il contesto: «Non era un’autorizzazione illimitata e senza compenso per l’uso in un prodotto commerciale globale: Il documento non specifica in modo adeguato durata, modalità, piattaforme, territorio e forme di sfruttamento future. Se fosse stato così non avrei firmato: in tutta la mia carriera non ho mai voluto cedere a nessuno i diritti a sfruttare la mia immagine. Figuriamoci a chi produce un gioco elettronico».

Electronic Arts, dal canto suo, replica che la firma del 2005 sarebbe sufficiente a coprire la presenza di Rivera nei successivi capitoli della serie FIFA: la formula usata nella liberatoria include i giochi futuri, e quindi ne rende legittimo l’utilizzo. Il problema però è che un tecnico informatico contattato del campione ha trovato un’immagine in cui il giocatore Rivera cerca di fare gol in una rete griffata a caratteri cubitali con il nome di uno sponsor tecnico: «E dicevano che non c’era pubblicità». La relazione tecnica ricostruisce inoltre la presenza della versione virtuale dell’ex calciatore in diverse edizioni di FIFA, almeno dalla metà degli anni Duemila fino a capitoli più recenti. E segnala che, nelle varie versioni del gioco, comparirebbero anche sponsor e marchi sulle maglie, nei cartelloni e nelle schermate.

Difficile capire come andrà a finire la partita: all’arbitro l’ardua sentenza, appunto. Ovvero sarà (per ora) il giudice di primo grado a decidere se convalidare o meno la rete dell’ex Golden Boy, in attesa poi del secondo tempo e dei supplementari. Che poi, volendo, magari finisce come Italia-Germania del 1970

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.