C’è il Bruges a San Siro, seconda giornata di Champions. Una partita da vincere, e così quella della prossima settimana con lo Shakhtar, sempre nello stadio di casa. Da quasi un anno, l’Inter viaggia a 2 velocità: vola alto in campionato (25 vittorie nelle ultime 34 partite, cioè 2,38 punti per volta, appena 2 sconfitte), mentre è disastrosa in Europa (6 sconfitte nelle ultime 7, con l’unica inutile vittoria di Dortmund, nel girone dello scorso anno). Il punto di svolta è il 5 novembre, quanto l’Inter, già soffrendo, vinse 2-1 in casa col Kairat, non esattamente il PSG. E forse non è un caso che quella è stata anche l’ultima volta in cui Lautaro ha segnato. Da lì in poi, il blackout. E poco cambia che il Toro abbia saltato per infortunio il ritorno col Bodo, restano 6 partite (5 da titolare) senza un gol.
Certo, col Bruges (e poi lo Shakhtar) cala anche il grado di difficoltà, ma in Europa si è visto spesso che nessuno va sottovalutato, soprattutto quando si hanno ambizioni importanti come quelle dell’Inter. «Vogliamo arrivare fra le prime 8», spiega Akanji, anche se quest’anno, i nerazzurri puntano più in alto e non ne fanno mistero. «La scorsa stagione, la squadra non ha espresso al massimo il proprio potenziale, ed è qui che è necessario continuare ad alzare l’asticella con grande determinazione», spiega Marotta, a margine dell’assemblea che ha approvato il bilancio 2025-26 con 518 milioni di ricavi e un utile netto di 22,7 milioni. «Il nuovo stadio ci aiuterà a colmare il gap con i top club d’Europa», aggiunge senza citare i 9 palazzi che sorgeranno sull’attuale prato del Meazza, che fanno parte del progetto e di cui, chissà perché, nessuno mai parla.
Il sogno di Marotta ha contagiato un po’ tutti nell’Inter, solo Chivu, cioè quello che più di tutti risponderà del risultato, preferisce cautelarsi a parole. «Sogno non significa che dobbiamo vincere la Champions. Sogno e traguardo non sono la stessa cosa», la precisazione che non annacquerà i pruriti. «È lo status del club a imporci di puntare in alto. Il sogno deve trasformarsi in responsabilità, ma non esiste una ricetta, non ci sono soldi con cui comprare un trofeo così».
Oltre a Lautaro, che col Parma ha giocato solo mezz’ora, stasera tornano anche gli altri 4 che Chivu ha lasciato in panchina: Bastoni («è un patrimonio del calcio italiano»), Akanji, Barella e Zielinski. Calhanoglu sta bene, Thuram favorito su Esposito. Nel Bruges (secondo in campionato con 7 vittorie in 8 partite, ma sconfitto dall’Aston Villa all’esordio in Champions) si rivede Sommer, ma la curiosità più grande è per Tresoldi, che ancora deve scegliere fra Mancini e Klopp.
