Il modello è quello made in Usa, ridotto però in salsa lariana. Il Como si prepara alla nuova stagione mettendo dei paletti molto chiari per quanto riguarda le modalità di partecipazione alle gare interne. Il problema, se così possiamo chiamarlo, è proprio lo stadio, quel Sinigaglia collocato a due passi dal lago ma anche troppo piccolo, forse, per ospitare i match di cartello. Specialmente contro le milanesi i 12mila posti circa a sedere diventano un catino infernale in cui le tribune, quindi nemmeno le curve, si trasformano in teatro di scontri tra simpatizzanti rivali, con conseguente intervento delle forze dell’ordine in zone dello stadio teoricamente tranquille. A questo sicuramente ha fatto riferimento più volte il presidente del Como, Suwarso: «Diciamolo con sincerità - ha commentato sui suoi canali social -, in troppe occasioni tifosi delle squadre avversarie hanno festeggiato all’interno dei nostri settori, mentre i nostri tifosi non erano riusciti a comprare un biglietto. Questa non è l’atmosfera che vogliamo creare e non è giusto nei confronti di chi sostiene questo club con passione e continuità».
Milan e Inter per esempio hanno festeggiato al Sinigaglia, nella passata stagione, in partite di fatto senza fattore-campo. La soluzione a tutto questo da parte del Como è una sorta di selezione all’ingresso. All’americana, insomma, perché nelle quattro grandi leghe professionistiche (Nba, Nfl, Nhl, Mln) non si scherza con l’appartenenza. Fare il tifoso è attaccamento, in certi casi addirittura patrimonio di famiglia, con gli abbonamenti tramandati di genitore in figlio e la proibizione netta di rivendere parte dei cosiddetti season tickets magari per le partite più di prestigio, pena la cancellazione immediata.
Il Como con la sua stretta sugli abbonamenti sta comunque facendo discutere. La società infatti ha comunicato sui propri canali ufficiali che «i titolari di abbonamento che dovessero assentarsi a più di tre partite casalinghe senza aver informato preventivamente il club e senza un motivo valido, potranno perdere l’abbonamento e il diritto di rinnovarlo». Unica eccezione, la cessione in caso di assenza (giustificata) a un parente stretto. Modifiche che, e qui torna il tema della sicurezza, sono state introdotte «per garantire che il Sinigaglia rimanga un lungo dove i nonni possano sentirsi tranquilli nel portare i nipoti, dove le famiglie possano vivere il calcio assieme e dove la passione non superi mai i limiti del rispetto», ha sottolineato ancora Suwarso.
Questa decisione fa il paio anche con la proibizione dalla scorsa stagione di indossare simboli diversi da quelli del Como, nelle zone non destinate alla tifoseria ospite. Nulla di strano rispetto alle situazioni di altri campionati europei, dove questo è normale (all’Inter ad esempio accadde lo stesso in Champions a Dortmund) anche se qualche mal di pancia lo ha provocato da noi. Il club come società insomma sta vivendo una particolare transizione, cercando da un lato di mantenere la base locale di tifosi ma al contempo impossibilitata nel controllare l’espansione a livello internazionale, sia come squadra che come marchio. I lariani infatti dal punto di vista della mondanità nel loro impianto non si sono fatti mancare niente, con ospiti di caratura internazionale, attori e attrici di Hollywood in prima fila. Vedremo ancora la bella e brava Keira Knightley esultare sugli spalti del Sinigaglia come per il gol di Gabrielloni alla Roma due anni fa? Anche questo è il prezzo da pagare, virtuale, per diventare grandi.
