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Calcio

Il Var dei tre lupi di mare e il metodo Montessori

Roberto sa come si gioca in campo e con i media, Claudio insegna, Giovanni a proprio agio

Ranieri, Mancini e Malagò
Ranieri, Mancini e Malagò

T re amici, di vecchia data e vecchio stampo, eleganti, tostato dal sole Claudio Ranieri, bel giovane eterno il Mancini, mentre il presidente ha infine indossato la divisa federale, come i suoi nuovi assunti, tradendo, per dovere istituzionale, l’abito di taglio sartoriale e la cravatta made in Napoli. La triade sembrava quella dell’apparatchik dei tempi sovietici ma lo stile italiano la sfanga sempre, il nuovo inno della nazionale dovrebbe essere «Felicità» ma non vorrei che il legame russo di Albano possa creare problemi e portare alle conseguenze. Roberto Mancini chiude gli occhi mentre pronuncia parole serie, si ravvia appena il capello che ha un sintomo di bianco fascinoso, è calmo, sicuro, convinto, si compiace, senza vanagloria, del titolo vinto, sa come si gioca in campo e con i giornalisti, almeno i contemporanei che in conferenza stampa, dovunque, club e nazionale, usano il piumino della cipria e non la scimitarra.Volemose bene, dunque, Claudio ha gli anni giusti per avviare il metodo Montessori nel calcio italiano, insegnando ai bambini e facendoli crescere con le aste e il divertimento, quando ne ha parlato era davvero sincero, strizzava gli occhi e insieme, sorrideva quasi pareva Pino Insegno e anche in questo caso eviterei scorie polemiche.Riassunto: tre uomini in gamba dopo che altri se l’erano data a gambe, nemmeno salutati e già dimenticati. Le quattro stelle sullo stemma, sotto il taschino della giacca, sono una memoria antichissima, le tre macchie dei mondiali falliti sono scorie difficili da candeggiare, Malagò ha chiuso la docile riunione, togliendosi gli occhiali che lo rendevano professorale, ha assunto anche una postura easy, dando l’impressione di sentirsi a proprio agio tra vecchi amici de Roma e soci di circolo. Che non è una colpa, anzi aiuta. È la grande bellezza della nazionale.


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