Dimenticare Venezia, anzi no farne lezione. «Ci serve un po’ di provincialità, quell’organizzazione che Nicola ha dato alla sua squadra. L’ho detto anche ai giocatori: dobbiamo rimboccarci le maniche senza presunzione», spiega Chivu alla vigilia del derby. Là dove la parola d’ordine era dominante adesso spunta provincialità, che sta per pragmatismo e sofferenza. Da Internazionale a provinciale, evidentemente si può fare. A pensarci bene, le parole del tecnico fanno scopa con quelle pronunciate da Bastoni prima dello Shakhtar («dobbiamo tornare con i piedi per terra, dimenticandoci che abbiamo giocato 2 finali di Champions in 3 anni»). Come se l’Inter si fosse un po’ accomodata sulle lodi. E così, il derby diventa un esame anche per Chivu e la sua squadra, nonostante lo scudetto sul petto e il vantaggio in classifica. «Dobbiamo scordarci il passato e fare un po’
di più: se non battiamo il Milan da 7 partite, è giusto anche farsi qualche domanda».
Anche se poi Chivu sembra già avere le risposte, e qui è lui che passa a vestire l’abito del martire. «Quello che facciamo non basta mai. I 25 gol segnati non contano, si pesano solo i 10 che abbiamo preso». Il render del nuovo stadio («molto bello, giusto guardare al futuro, ma anche io sono un po’ nostalgico») è lo spunto per un salto nel futuro. «Non so se nel 2031 sarò ancora sulla panchina dell’Inter, dipende dai giudizi o forse dai pregiudizi, dipende dai risultati», cioè tutto e il suo contrario, cioè niente. Una supercazzola pre-derby. O forse no: «Forse se cambia la cultura non finirò in ospedale come qualche mio collega».
Il mosaico della formazione si compone solo stamane. Thuram è ancora chiamato a fare Lautaro. Non segna da 7 derby, quelli che l’Inter non ha mai vinto. «Sta bene, non ha problemi,
ha energia», chiosa Chivu. Al suo fianco Esposito, che dopo l’incoronazione in Nazionale non ha ancora segnato e che l’anno scorso non l’ha mai fatto al Milan. Balla un posto in mezzo al campo fra Mkhitaryan e Zielinski. Chissà se hanno detto a Chivu che l’armeno (con Barella e Calhanoglu) c’era sempre nel filotto delle 6 vittorie nerazzurre firmate da Simone Inzaghi? C’è poi da trovare un posto a Carlos Augusto, il migliore del momento. Bastoni sicuro di guidare la difesa, vista la squalifica in Europa. Bisseck o Dimarco candidati a fare posto al brasiliano. Unico vero dubbio, il portiere. «Lo scoprirete quando scenderemo in campo». La tentazione sarebbe Provedel, il favorito resta Martinez, che però ha finito i bonus.
