Delle tre sconfitte italiane nella due giorni di Champions, quella dell'Inter è la più brutta, anche più di quella della Juventus, più larga nei numeri ma subita da un avversario di più alto livello. Eppure la figuraccia nerazzurra resta quella più facilmente rimediabile nella sfida di ritorno. Sì, figuraccia, cos'altro sennò? Dell'Inter capolista in Serie A e di tutto il calcio italiano, ancora battuto dalla Norvegia, anche se nel Bodo Glimt (secondo nell'ultimo campionato nazionale) giocano solo un titolare (Berg) e una riserva (Hauge) della squadra che ci ha costretto agli spareggi mondiali. Caporetto polare. Hogh, il centravanti danese che ha fatto ammattire Acerbi, non è mai stato convocato nella sua nazionale.
L'Inter è più forte, il Bodo è stato più bravo, favorito dagli errori nerazzurri più ancora che dalla formazione iniziale di Chivu, ricca di riserve. Il Dortmund è più forte dell'Atalanta e probabilmente anche il Galatasaray lo è della Juventus. E di solito i più forti vincono. Per questo, martedì Chivu può rovesciare il verdetto dell'andata più facilmente di Palladino e Spalletti. E se accadrà, non sarà il caso di chiamarla «impresa», come già accenna radio propaganda. L'impresa è stata arrivare alla finale di Monaco eliminando il Bayern e il Barcellona, che erano più forti dell'Inter. Non può essere «impresa» superare in 2 partite il Bodo Glimt. Semmai, impresa al contrario è stato perdere per 3-1 all'andata, pur col dato oggettivo di un campo irregolare, del quale l'Inter si è lamentato ufficialmente con l'Uefa.
Giorni difficili per Chivu, nonostante il vantaggio in campionato sia diventato ampio. Dagli scivoloni dialettici sul caso Bastoni, gravi perché reiterati, alla più brutta partita europea degli ultimi 5/6 anni (occorre risalire al biennio Conte). Lo scudetto è l'obiettivo vero della stagione nerazzurra, ma gli ottavi di finale sono il traguardo minimo previsto per la Champions. Mancarli creerebbe un vuoto a bilancio, che diventerebbe voragine se sovrapposto ai premi guadagnati nell'ultima stagione: 132 milioni contro i 71 finora incassati (più ovviamente gli incassi delle partite casalinghe). Oaktree non sarebbe contenta.
Oltre alla batosta, la trasferta in Norvegia ha lasciato a Chivu le pesanti eredità degli infortuni, quelli sì causati dal terreno in plastica (e dal freddo). Lautaro sarà fuorigioco per parecchio tempo, forse anche un paio di mesi, Zielinski e Akanji quasi certamente non giocheranno domani a Lecce, dove già mancheranno gli squalificati Barella e Calhanoglu (il turco è anche infortunato). Un'ecatombe.
Contro Di Francesco, che ha vinto le ultime 2 partite giocate, Chivu rischia quindi di giocare con un centrocampo inedito. In attacco, Thuram con Esposito, più Bonny in panchina. Un anno fa c'erano Taremi e Arnautovic, con Correa. In Italia basta per fare la differenza, in Europa serve altro.