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Calcio

La serie A non perde il vizio: i baby talenti dall’estero

Mastantuono, Alajbegovic e Mora: non solo promesse, ma giovani contesi a caro prezzo dalle squadre d’élite. E il portoghese Amorim tiene invece nel gruppo Milan gli azzurrini Camarda e Cissé

Il calciatore portoghese, Rodrigo Mora de Carvalho, nuovo rinforzo della Roma, all'arrivo nella Capitale. Ciampino, 18/082026

Il mercato sta finendo, l’estate ancora no e magari da qui al primo settembre ne vedremo delle belle, però la tendenza sembra chiara: giovani sì, l’importante è che non siano italiani. Tre 19enni su tutti, classe si spera di ferro 2007: lo juventino Alajbegovic (costato fra 35 e 40 milioni), il romanista Mora (25 sicuri e 50 probabili) e il fiorentino Mastantuono, quest’ultimo solo con l’elastico del prestito, perché se farà bene tornerà a Madrid. Colpa delle nostre mamme che non generano talento o dei nostri diesse che guardano solo i campionati esteri e delle nostre squadre che salvo rare eccezioni, anche nelle categorie inferiori, antepongono presunte certezze a giovani promesse?

Alajbegovic, per dire, ha già 14 partite nella Bosnia. Le avrebbe se fosse cresciuto in un vivaio italiano e non in quello del Leverkusen? Avrebbe giocato il necessario per farsi convocare dal proprio ct? Palestra e Pio Esposito, due anni in più, ma anche Leoni (2006), bloccato solo da un infortunio, sono la dimostrazione che il talento l’abbiamo anche noi ed è bello che Amorim, che italiano non è, ma in Italia è venuto a lavorare, abbia deciso di tenere nel gruppo non solo Camarda, ma anche l’altro azzurrino Cissé, che 20 anni li compirà a fine ottobre e che il Milan ha pescato con occhio lungo a Catanzaro, dove l’aveva mandato in prestito il Verona. E Fabregas, tra i tanti stranieri, proverà a «strutturare» Liberali, il 19enne di scuola Milan.

L’estate che doveva segnare l’inizio della rifondazione del nostro calcio, finora ha partorito solo i topolini del nuovo presidente federale e del nuovo ct. Mesi a parlare e litigare su chi e non su cosa fare, tradotto: tempo perso. La riforma Zola può dare nuova linfa ai vivai della Lega Pro e qualcosa di simile andrebbe traslato anche nelle due categorie superiori, perché resta vero che per legge non si possono fare giocare più giovani e più italiani, ma nemmeno ce n’è una che impedisca di farlo, per cui riscrivendo i regolamenti si potrebbe facilmente alzare il numero di calciatori italiani e formati in casa che ogni club deve inserire nelle liste.

Mancini crede nei giovani e se quella di Pafundi a oggi resta una provocazione e quelle di Zaniolo e Gnonto due sconfitte, fra infortuni e occasioni perse (il primo) e limiti oggettivi (il secondo) sarà curioso spulciare il suo prossimo elenco di convocati azzurri, ché di sicuro qualche altra sorpresa salterà fuori. Perché anche l’Italia ha giovanissimi di talento, che le squadre italiane ignorano e hanno ignorato o che hanno preferito andare all’estero per giocarsela prima contro i grandi. Qualcuno ce l’ha già mostrato Baldini nelle due amichevoli di giugno (Inacio e Reggiani, nati nel 2008 come Camarda, più Chiarodia, Kayode e Koleosho, poco più vecchi di loro), altri sicuramente li vedremo (Natali o l’ex romanista Coletta, che a 19 anni prova a giocarsela nel Benfica).

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