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Calcio

Vozinha & C., le paure dei famosi all'improvviso

“Meglio la vita di prima”. Il caso del portiere, star del Mondiale, non è il primo

Favola Capo Verde

Toccare il cielo con un dito per poi scoprire che lassù l’aria è più rarefatta e che in terra alla fine non si stava poi così male. Vozinha, portiere di Capo Verde e star assoluta dell’ultimo Mondiale, ha rivelato di avere nostalgia dell’anonimato in cui si muoveva fino a quel match d’esordio contro la Spagna che gli ha cambiato la vita (su Instagram passò in poche ore da 50mila follower a più di un milione). «Adesso ogni volta che esco c’è sempre qualcuno che mi ferma per strada e che vuole una foto. La cosa peggiore è che mi filmano continuamente», ha confessato l’estremo difensore. «Molti mi invidiano, io però preferivo la vita di prima». La pressione nello sport è considerata un privilegio, ma non tutti hanno le spalle abbastanza larghe per riuscire a conviverci. Soprattutto chi vede la propria vita cambiare da un momento all’altro. É il caso di Vozinha, ma lo è stato in passato di altri suoi colleghi sportivi.

Basti pensare a Dong Fangzhuo, giovane attaccante cinese che il Manchester United acquistò nel 2004. In un amen divenne eroe in patria, ma in campo questo non lo aiutò per nulla, tutt’altro. La sua carriera ad alto livello durò come un gatto in tangenziale e anni dopo confessò di «essersi sentito un oggetto di marketing più di una persona». Una storia simile a quella di Eric Moussambani, icona delle Olimpiadi di Sydney 2000. Rappresentava la Guinea Equatoriale e aveva imparato a nuotare solo otto mesi prima in una piscina d’albergo. Quando gareggiò rischiò quasi di affogare per la fatica, ma concluse la gara. Involontariamente, divenne internazionale. Un’esperienza che definì «traumatica», a tal punto da voler tornare alla sua vita quotidiana in Africa. Tre vicende diverse e un comune denominatore: l’insofferenza da notorietà. Che buffo. Nel mondo ci sarebbero milioni di persone disposte a pagare per avere quella stessa fama di cui loro avrebbero fatto volentieri a meno. Forse aveva ragione Lessing quando diceva che «l’attesa del piacere è essa stesse il piacere». Almeno a volte.