C’è da strabuzzare gli occhi. Ma è tutto vero? Si, è tutto strepitosamente vero a dimostrazione che il calcio è capace di offrire questa estasi dopo i tormenti patiti qualche giorno prima col Belgio. Grazie a una Nazionale che sembra uscita dal cilindro di un mago piuttosto che dalle scelte, discusse a dire il vero, del ct Mancini e dalla orgogliosa reazione di un gruppo azzurro che ha deciso di non farsi divorare dal coccodrillo di Bursa ma di metterlo sotto il tacco rendendolo innocuo addirittura, anzi feroce solo nei confronti di Montella, il ct di casa, del quale ha chiesto le dimissioni contestando il presidente della loro federcalcio. Così il quesito della sera che evita, almeno per ora, lo smacco della retrocessione in Nations B, è questo: come si può passare dalla lezione belga alla spavalda impresa in Turchia nel giro di qualche giorno? La tentazione è quella di cancellare la prima ed esaltare la seconda. Errore. Invece bisogna conservare equilibrio anche in questo secondo caso. Così come, al netto di qualche scelta discutibile dell’Olimpico (Romano, Coppola), non giudicammo un colabrodo quella Nazionale, così non bisogna pensare d’aver scoperto la formula magica.
La realtà è meno complessa di quel che sembra e sentenzia: c’è ancora vita nel calcio italiano. Basta avere il coraggio di rischiare qualche debutto (Kayode, 22 anni, passato da Juve e Fiorentina ma scoperto da Bollini nell’under 19) oppure ritagliare il ruolo di Fagioli («è una mezz’ala» dixit Mancini), ammirare l’altro Esposito e ricavare da Bastoni una prova orgogliosa per dimenticare Zenica. Ancora una volta, come spesso è capitato lungo la gloriosa storia del calcio azzurro, sul ciglio del burrone, la Nazionale è riuscita a fare più di un passo indietro e a trarsi in salvo evitando di precipitare nel vuoto. Intendiamoci: non è stato soltanto uno spettacolo di calcio geometrico e di grande energia fisica sotto una pioggia battente. Qualche sbavatura difensiva (Arda Guler l’asso sofferto) è emersa a inizio ripresa a dimostrazione che c’è molto da lavorare. Questo è un tema da affrontare: perché dopo la generazione dei Maldini, Nesta e Cannavaro non siamo riusciti a trovare degni eredi? Anche qui Kayode dimostra che l’Italia multietnica può avere un futuro. Basta avere una vista eccellente.
