Come era la storia della Lazio senza pubblico all’Olimpico e dunque rassegnata a buscarle sempre?
Come era la storia che Gattuso, licenziato dovunque si fosse proposto, avrebbe fatto la stessa fine a Roma? Totale: la Lazio gioca di lusso ed è prima in classifica, a fianco dei campioni dell’Inter, mai nella sua storia era riuscita a vincere cinque delle sei partite di avvio, a completare l’orgasmo biancazzurro, non certamente quello dei tifosi “disertori” No Lot, la vittoria sul Monza stacca di due punti la Roma americana che meglio del Como ha giocato nonostante l’espulsione legittima di Malen, Gasperini ha allestito una struttura solida di fronte alla monotonia e alla lentezza della squadra di Fabregas che, a differenza della scorsa stagione, dovrà fare i conti con la champions, a fine contesa solite visioni opposte dei due allenatori sul rosso all’olandese. Ritorno strano di serie A, football più vivace, interruzioni ridotte, bel Napoli con le pennellate di De Bruyne, pittore fiammingo cestinato da Conte, Inter implacabile, Milan non meglio identificato e tenuto in piedi dai veterani nell’attesa che Amorim impari la lingua, in verità Spalletti la frequenta ma la Juventus fatica ad apprendere e soffre anche dominando a Cagliari tra pali e super Caprile, Kolo Muani ritrova la luce per un pareggio. In un quadro comunque promettente, soliti arbitri, impiegati del fischio, rigori generosi, rigori negati, Var a squadre alterne, insomma gli equivoci di sempre, se in Europa la qualità del football è aumentata, quella della comunità arbitrale, pur agevolata dalle tecnologie, è inadeguata, fatte rare eccezioni; tranquilli, smessa la divisa di campo trovano lavoro come opinionisti nelle varie emittenti televisive, basta bussare ad una vetrata e si accendono le telecamere.
Stasera un paio di posticipi ma da domani roba serissima, champions e simili.
