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Calcio

L’esempio Lazio che Milan e Juve non riescono a copiare

Motivazioni, autostima, idee chiare e le scelte azzeccate sul mercato di Gattuso che godono di ben altre premesse: mercato ricco, allenatori di appeal dichiarato, stadio pieno, i fari dei media sempre acce

Lazio’s head coach Gennaro Gattuso during the preliminary round soccer match of the 2026/2027 Frecciarossa Coppa Italia between Lazio and Mantova At the Stadio Olimpico in Rome, Italy - Sunday, August 16, 2026. Sports - Soccer (photo by Alfredo Falcone/LaPresse)

Cosa ci fa lassù la Lazio in compagnia dell’Inter dominatrice annunciata della serie A? E soprattutto come è possibile mettere insieme la feroce contestazione pubblica del tifo laziale che lascia deserto l’Olimpico con le ridotte risorse finanziarie di Lotito e il credito professionale zero nei confronti di Rino Gattuso raccogliendo il magico risultato del primato in classifica? Può sembrare uno dei misteri del calcio italiano se non nascondesse invece qualche virtuosa spiegazione specie se si coglie il paragone con le frenate di Juve e Milan che godono di ben altre premesse: mercato ricco, allenatori di appeal dichiarato, stadio pieno, i fari dei media sempre accesi. La prima spiegazione attiene al fattore umano che resta fondamentale: motivazioni, autostima, idee chiare, scelte azzeccate sul mercato sono la benzina nel motore di Gattuso che non è uno scappato di casa come frettolosamente è stato definito. Ha uno staff di valore, ha empatia dentro lo spogliatoio, ha convinto un paio di rinforzi (Frattesi e Pinamonti) a finire nell’inferno laziale, ha tenuto fuori da Formello Icardi per non compromettere il clima di lavoro, ricaricato a pallettoni Nuno Tavares. Sembra poco ma è tutto. Poi non reggerà a lungo perché col tempo la cifra tecnica emerge sugli altri fattori. Ma si gode il sole che lo scalda sapendo che farà freddo in inverno.

E Juve e Milan? Anche qui la spiegazione è lineare. Se a Milanello tutti gli anni - dal dopo Pioli - si cambiano dirigenti, allenatore, staff tecnico e calciatori, soprattutto stranieri impoverendo il nucleo italiano (che resta il pezzo forte interista) si finisce col riprodurre errori e limiti senza mai aggiungere né continuità e nemmeno identità di gioco. Al ritorno da Reggio Emilia Gerry Cardinale ha confessato delusione e amarezza per arbitro, risultato e i mancati progressi delle scelte di Amorim. Ha investito 150 milioni sul mercato e da americano della finanza vuole vedere i risultati subito. Così la Juve che almeno ha salvato la continuità tecnica (con Spalletti) ma ha perso titolari preziosi (Locatelli, Thuram, Yildiz) per infortunio, sprecato risorse per convincere Kolo Muani senza riuscire a piegare la resistenza gagliarda del Cagliari. Anche a Torino cambiare da qualche anno dirigenti, allenatori e calciatori grazie a una proprietà generosissima (oltre 1 miliardo di aumenti di capitale) non porta mai a costruire una solida casa calcistica. Ci si ferma solo a scavare nuove fondamenta. E adesso con l’inizio del periodo più intenso degli impegni lo scenario può solo diventare più preoccupante.

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