Ha ragione Chivu. Rispetto a un anno fa, oggi l’Inter ha qualche punto in più (sono 25, erano 21), ma qualche cosa in meno. Il problema è che nemmeno l’allenatore sa cosa manca alla squadra e se non lo scopre in questi giorni rischia di arrivare alla sosta in un mare di guai. Domani l’Inter sarà di nuovo in campo. E nella tana del Feyenoord deve vincere, sennò i playoff di Champions diventeranno l’unico traguardo disponibile, mentre domenica non può permettersi di perdere col Como, da cui sen nò verrebbe superato in classifica. Parlare di approccio sbagliato significa dire nulla. L’approccio in un derby, poi. Quasi uno scherzo. Gli assenti non possono essere un alibi, perché c’è chi sta molto peggio dell’Inter, ma non sembra nemmeno che Chivu cerchi giustificazioni. E probabilmente l’idea tattica di giocare con una sola punta, mancando Lautaro, l’aveva in testa da giorni. Anche perché sembra che Esposito non stesse poi così male.
E oltretutto c’era sempre Lavelli, che di mestiere fa il centravanti e che gli avrebbe consentito di non stravolgere la geografia di una squadra che è all’ottavo campionato consecutivo col doppio attaccante. L’inserimento del giovane dell’Under 23 contro la Fiorentina, era valso molti applausi a Chivu, in una delle tante “imprese” stagionali in rimonta, che erano sì prova di forza, esaltata da radio propaganda sempre in onda, ma che nascendo da situazioni di svantaggio (6 partite su 10 in campionato, 8 su 13 in stagione) sono ugualmente indizi di malessere.
Il “qualcosa” in meno che appunto tormenta Chivu.
Bastoni e Barella parlano genericamente di fame da ritrovare, un’altra di quelle cose che significa poco se non niente. Alla vigilia del derby, l’allenatore ha auspicato uno spirito più provinciale della squadra, più da battaglia, ma il Milan ha vinto non perché ha corso o menato di più, l’ha fatto perché era meglio disposto in campo e per conseguenza meglio ha giocato. Il derby come sindrome? Nelle ultime 40 partite di campionato, solo il Milan ha battuto l’Inter, 3 volte su 3. Barella ha lasciato intendere che il tarlo rossonero un po’ è entrato nella testa dei giocatori dell’Inter. Ma perché non andare a rileggere le altre “imprese” in rimonta? L’ errore di Anguissa un istante prima del 3-2 di Lautaro, la pallonata di Malen in faccia a Martinez sul 2-1 per la Roma. Per non riparlare dei 2 autogol di Venezia e degli errori dell’arbitro. Senza quel po’ di buona sorte che spesso accompagna le squadre forti, l’Inter sarebbe inciampata già prima del derby.