Giovanni Malagò e il calcio italiano si sono sfilati dal sostegno alla candidatura di Gianni Infantino per il terzo mandato (urne aperte a marzo 2027) da presidente della Fifa e si sono schierati al fianco dell’Uefa. È stato uno «strappo» inevitabile per due elementari motivi: 1) perché quasi tutto il calcio europeo più Afc e Concacaf hanno già espresso voto contrario; 2) perché così è stato evitato un disagio a Gabriele Gravina che è vice-presidente vicario dell’Uefa oltre che predecessore di Malagò. Ma l’iniziativa è stata platealmente «bocciata» da Ezio Simonelli, presidente della Lega serie A il quale si è «dichiarato amico di Infantino» e spiegato di «essere stato informato nel pomeriggio precedente evitando di coinvolgere il consiglio federale, avrei preso più tempo per questa decisione». Dopo la nomina del ct (volevano Conte) è già il secondo motivo di dissenso espresso pubblicamente. Se pensavano a un presidente non decisionista hanno sbagliato pronostico! Malagò ha comunicato il suo no a Infantino con una nota molto secca e chirurgica nella quale ha promesso «di lavorare al fianco dell’Uefa per promuovere un’idea di calcio fondata su solidarietà, sostenibilità e centralità dei tifosi», tre pilastri che dalle nostre parti devono ancora essere ricostruiti. Non è stato complicato sciogliere il nodo: l’Europa che conta, dopo lo schieramento anti-Infantino delle federazioni del nord, dalla Svezia alle isole Far Oer, si era già schierata a cominciare dall’Inghilterra mentre la Germania addirittura non ha mai firmato l’adesione. Restano fuori da questo voto Spagna e Portogallo per semplice opportunità: devono organizzare il prossimo mondiale 2030 e farlo con l’ostilità dichiarata del futuro presidente Fifa sarebbe stato un autogol diplomatico. Magari hanno contribuito a questa prudenza talune voci, mai smentite peraltro, secondo cui il presidente uscente della Fifa avrebbe fatto al Marocco una mezza promessa, e cioè spostare la finalissima 2030 da Madrid a Rabat. Delle federazioni europee schierate sul no, manca all’appello solo la Francia. Tra le pieghe di questo fuoco incrociato, è spuntata la lettera di Zanetti, Cambiasso e Pastore, in pieno appoggio a Infantino. Il vice-presidente dell’Inter lo ha fatto a titolo personale, in sintonia con la federazione argentina e potrebbe creare qualche mal di pancia nel calcio italiano. Nel frattempo le diplomazie di Zurigo e Nyon si sono messe al lavoro per sminare la minaccia di Ceferin di boicottare le manifestazioni Fifa (a settembre è in programma il mondiale femminile U20). L’Uefa avrebbe chiesto e ottenuto una rinuncia scritta dello stesso Infantino a perseguire il piano di cessione dei diritti commerciali dei prossimi mondiali a privati.

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