Malen in Italia fa solo bene, e i giochi di parole su di lui si sprecano, al Mondiale con l’Olanda è stato il simbolo dell’omen nomen, all’italiana. Subito tre gol alla Fiorentina che ha preso Viery perché suo padre era un grande fan di Bobo. Ah, i nomi, diventano mitologia come Sella e Cavallo della Longobarda.
In Italia a centrocampo si incontravano Pane e Olive, ma ci siamo persi la sfida tra l’ex Udinese Lasagna e Malo Gusto del Chelsea. A Torino Bongiorno giocava con Adopo e, parlando di saluti, l’ex milanista Thiaw si pronuncia Ciao. In Scozia il cognome di Rafael Scheidt del Celtic suonava “shite”. Che agli inglesi fa lo stesso effetto che faceva a noi il polacco Lukasz Merda. Kakà, invece, ha tolto il sorriso agli avversari che ridevano di lui. E a proposito, anni fa in attacco con l’Avellino giocava Felice Evacuo: un inno alla libertà. Nel mondo ai genitori mitomani non manca la fantasia: in Brasile c’è un Roberto Baggio Ribeiro da Costa, a Singapore fa furore il 19enne Vabio Cannavaro. In Perù c’è Osama Vinladen, in Brasile Marx Lenin, in Ecuador Stalin. Nel Verona c’erano Orban ma anche Nelsson, che ne 2025 ha sfidato Mandela (Keita) del Parma. Nel Modena c’è Imputato, occhio in caso di rosso. Cartellino mai preso dal difensore Saio del Benevento, che rischia di vedersi cucito addosso un vestito da prete. In questi anni poi ne abbiamo lette tante sul camerunese del Toro NKoulou, più o meno le stesse che si sentivano sull’ex del Valencia Angulo. Per questo è un bene che in Italia non abbiano mai giocato il francese Mignot, lo sloveno Sukalo e il brasiliano Elano. Mentre è un peccato che Mou non abbia allenato Vladimiro Caramel. Si è ritirato da poco il brasiliano Alain Delon, ha avuto una carriera meno brillante del connazionale ex Inter e Roma Maicon Douglas.
Altri? Tanti calciatori si chiamano Bamba, con giochi di parola da antidoping. Facili le battute su Alex Penetra o su Adorante del Venezia. L’ex Juve Cammarata si è dimesso da allenatore del Kamarat di Cammarata. Trapattoni ha reso famoso Strunz, il Ct dell’Ecuador si chiama Beccacece, Archie Gray del Tottenham ricorda le associazioni sociali e cosa dire dell’ossimoro di Felice Falaguerra? All’Uzbeko Dzhammaldin Khodzhaniayazov, infine, va il premio della critica Samira Lui: «Compra una vocale». Nomi trappole linguistiche, decise dal destino in modo singolare. Come chi firma questo pezzo.
