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Calcio

Mancini e Ranieri tra mea culpa, voglie mondiali e scuole di calcio

Il neo ct pensa di poter vincere uno o due trofei, il neo dt sui bimbi: insegniamogli a dribblare, non a segnare

New technical director Claudio Ranieri (L) and new Italian national soccer team coach Roberto Mancini (R) Rome, 29 July 2026. ANSA/FABIO CIMAGLIA

Roberto Mancini ha i piedi del numero 10 ancora oggi e così, la prima cosa che fa all’inizio della sua seconda conferenza da Ct azzurro è dribblare i giornalisti con un mea culpa. «Volevo risparmiarvi un po’ di fatica e anticipo io una cosa sulla vicenda di 3 anni fa: ho sbagliato». Tornare insieme quando ci si è sentiti traditi non è facile e dopo il suo addio tra i veleni i tifosi hanno subìto la terza eliminazione dal Mondiale.Mancini ripensa a Vialli «Con Luca saremmo andati avanti, se ci fosse stato lui forse non sarebbe successo nulla, oggi sarebbe felice» e fa autocritica: «Quando da innamorato perdi la donna della tua vita non importa quanto tu sia stato bravo prima, se la predi vuol dire che prima hai fatto qualcosa che non andava, ma allora ci fu una mancanza di comunicazione tra me e il Presidente Gravina».I milioni dell’Arabia e l’orgoglio di aver portato l’Italia sul tetto continentale cinque anni fa. «Vincere l’Europeo è stato un momento meraviglioso, queste cose non capitano per caso. In 4 anni non abbiamo mai perso, qualcosa di buono abbiamo fatto». Sa che il suo ritorno è stato accompagnato dalle polemiche e spiega «farò in modo che la squadra giochi così bene che i tifosi mi possano perdonare». Per farlo serviranno anche i futuri talenti «ai giovani va data fiducia, possono cambiare completamente. Zaniolo al primo raduno azzurro era in difficoltà ma dopo tre mesi era un altro giocatore».Se il ritorno a casa di Mancini tra sirene e mari in tempesta può far pensare all’Ulisse di Nolan che sta sbancando ora nelle sale, Claudio Ranieri ha, per dirla in gergo cinematografico, una missione impossibile: riformare il calcio italiano. Lo farà ripartendo dai settori giovanili dai più piccoli, sui quali si scalda perché: «i bambini per andare nelle scuole calcio devono pagare troppi soldi, vanno riportati al calcio cercando di abbassare i prezzi». E con Mancini, giura, non si pesteranno i piedi. «Se vorrà un consiglio risponderò». Il ruolo perfetto anche perché, da Roma, non farà arrabbiare la moglie, donna Rosanna: «Finalmente non deve fare un trasloco.Mancini ha i testa il suo progetto «cercheremo di essere propositivi e giocare bene. Chiellini e Bonucci? Importanti, ma serve avere giocatori tecnici, se abbiamo quelli la squadra gioca bene». E poi chi segna? «Spero che Pio, Retegui o Kean facciano i gol di Immobile. Ma tra ali e centravanti non siamo messi male».La sensazione è però che in campo manchi qualcosa, così Ranieri per ampliare la rosa dei convocabili chiederà «aiuto a tutti, anche alla politica» e su questo con Macini è sintonia piena. I ragazzi devono essere convocati «come fanno nelle altre nazionali». Magari troviamo uno Yamal pure noi.A fine settembre parte la Nations League, Belgio a Roma e poi la Francia di Zidane a Parigi: «Saranno partite importanti, valuteremo subito la nostra forza, sarà un girone difficile». Tra Ranieri e Mancini ogni tanto interviene anche il presidente Malagò, che sta vivendo in prima fila il Paese dei 60 milioni di commissari tecnici, anche del caos Pirlo, Maldini e Leonardo: «alcune tempeste possono anche essere perfette, non tutti i mali vengono per nuocere».Il gradimento dello spogliatoio lo rivela Malagò «ho ricevuto un messaggio da Gigio Donnarumma che è in viaggio di nozze. ‘Pres, esattamente quello che io e la squadra volevamo». In tema di ritorni e ripetizioni Mancini, poi, parlando di trofei di lascia scappare pure una promessa «vorrei vincere due trofei importanti, le cose possono anche ripetersi». Come si ripete la storia tra Roberto Mancini e la Nazionale italiana.

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