C’è chi si fa scivolare addosso la pressione e chi la subisce. E c’è chi nei momenti di difficoltà si esalta e chi si deprime ancor più. Le prossime settimane riveleranno di che pasta sono fatti per esempio Josep Pepo Martinez e Randal Kolo Muani: il portiere dell’Inter, reduce da qualche papera di troppo, dovrà far capire a Chivu e all’ambiente nerazzurro di essere in grado di superare il momento difficile senza farsi condizionare magari da qualcuno di quei mugugni che al Meazza non mancano mai. «Giocare lì è più difficile che altrove», è stato spesso ribadito da gente come Bergomi e Costacurta, ovvero ex calciatori che quel palcoscenico lo hanno frequentato per anni ai massimi livelli. E del resto non mancano gli esempi di giocatori di ottimo livello che a San Siro hanno fatto fatica a esprimere tutto il proprio potenziale, vedi De Ketelaere poi rinato all’Atalanta -, Leao e ancor oggi Luis Enrique.
Non che a Torino il pubblico regali chissà cosa: lo scorso anno Jonathan David veniva spesso fischiato al primo errore e chissà cosa accadrà domani a Kolo Muani, ancora a secco di gol e protagonista di prestazioni al momento imbarazzanti, nel caso in cui Spalletti lo schierasse titolare nella prima di Europa League contro gli olandesi del Nec. Per uscire da certi momenti servono forza d’animo e autostima: Vlahovic, per dire, era stato capace di riportare dalla sua parte quegli stessi tifosi che ad agosto 2025 lo avevano sonoramente fischiato nell’amichevole contro la Next Gen. «Ha quella faccia di», lo aveva poi esaltato Spalletti. In italiano: carattere.
