È stata la partita che tutti immaginavano. L’Arsenal a comandare il gioco e a nascondere quasi il pallone, il Napoli concentrato sulla fase difensiva e pronto a ripartire. Gioco forza, quando non c’è equilibrio a livello tecnico, è logico che a prevalere sia chi possiede maggior qualità, anche se ieri i vicecampioni d’Europa e detentori della Premier hanno impiegato 75 minuti prima di abbattere il castello difensivo partenopeo. La formazione di Allegri ci ha messo più concentrazione del solito per farsi coraggio e fronteggiare l’onda lunga londinese, il problema è stato la fase offensiva perché raramente gli azzurri hanno messo piede nella trequarti avversaria, qualche accelerata di De Bruyne e Alisson e basta, perché poi Hojlund se l’è passata maluccio sotto Konsa.
Ospiti con l’abitudine (o il vizio?) di voler entrare con il pallone in porta, così nel primo tempo si divorano per due volte il vantaggio: su Merino è provvidenziale Meret nonostante l’infortunio (sarà sostituito), poi è Merino a sprecare con la porta spalancata. Arsenal in costante palleggio ai limiti dell’area napoletana, azzurri troppo passivi, o forse costretti ad esserlo. Batti e ribatti, alla fine gli inglesi sfondano con la specialità della casa, ovvero l’uno-due nello spazio stretto: fa centro Odegaard, il migliore in campo con una rasoiata da venti metri, basta e avanza per condannare Max al terzo ko di fila.
