È tutto vero. Carlo Ancelotti è stato il primo della short list dei papabili ct della Nazionale preparata da Giovanni Malagò appena eletto presidente del calcio italiano. Ha atteso di chiudere la trattativa complessa con Maldini - una settimana per convincere Paolo, la seconda per prendere a bordo Leonardo - ed è partita la telefonata. E qui il colloquio tra i due è stato molto franco, omaggio a un’amicizia di vecchia data. Malagò ha illustrato l’offerta, Ancelotti ha risposto al volo: «Mi dispiace ma non posso». Al di là del contratto e del lavoro appena cominciato, da uomo autentico, Carlo ha apprezzato il comportamento dei dirigenti brasiliani dopo il mondiale non esaltante
e ha ripagato con la stessa moneta, la fedeltà alla parola data. Nel frattempo ha ascoltato da Malagò la composizione del nuovo staff dirigenziale e alla scelta di Maldini ha commentato con parole di stima profonda. Silenzio assoluto invece sul ruolo di Leonardo a conferma del rapporto naufragato tra i due durante la stagione vissuta al Psg. Prima dei saluti è intervenuta la richiesta (da parte di Malagò) di conservare il massimo riserbo. Spiegazione banale: evitare di far passare il ct designato come la seconda scelta.
Concluso il primo tentativo, c’è stato spazio anche per il secondo, anche qui dettato solo dalla voglia di salutare un vecchio amico. Perché Paolo Maldini, entrato in carica, ha chiamato a sua volta Ancelotti pur sapendo che la decisione era stata presa e niente
l’avrebbe modificata. A questo punto è partita la seconda missione impossibile verso Barcellona, residenza di Pep Guardiola. E anche questa volta, come raccontano fonti spagnole, non è mai stata dichiarata la disponibilità a trasferirsi in azzurro. Come conferma il dettaglio offerto dallo stesso Paolo Maldini a proposito del fantomatico contratto richiesto (20 milioni di euro, ndr): «L’aspetto economico è sempre stato irrilevante!». Appunto. Di qui il ritorno alla prima idea praticabile, e cioè Andrea Pirlo già consultato per succedere a Pioli ai tempi del Milan, segno di una sintonia antica.
