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La Reggina nel pallone, ansia per quei contributi non pagati

La squadra di Filippo Inzaghi vive un momento difficile, acceso dal caos contributi non pagati che potrebbe causare persino l'esclusione dal campionato

Brescia-Reggina / Reggina 1914 (Facebook)
Brescia-Reggina / Reggina 1914 (Facebook)
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Il 2023 della Reggina si è aperto nel peggiore dei modi. La squadra allenata da Filippo Inzaghi è caduta in un buco nero dal quale non sembra avere la forza di uscire: cinque sconfitte in sei partite. I calabresi sono attualmente ancorati alla zona playoff, ma la ripresa non sembra facile, anche perché ci sono delle nubi nere all'orizzonte che spaventano molto più di una classifica traballante.

Il problema dei contributi

Non a caso i guai si sono materializzati a partire dallo scorso dicembre, quando la Reggina ha avanzato una richiesta di concordato al Tribunale per la ristrutturazione del debito, a causa della copiosa dimensione del passivo lasciato nelle mani del nuovo proprietario Felice Saladini. In seguito a quella istanza, ogni spesa deve venire confermata e autorizzata dal giudice, che ha sempre proceduto a dare il proprio benestare per la gestione ordinaria, ma non per i contributi. Questi non sono stati pagati interamente e ciò sta generando un certo caos che ha mobilitato tutta la Serie B. Il presidente della lega cadetta, Mauro Balata, ha l'obbligo di garantire la regolarità del campionato e la situazione fiscale della società calabrese preoccupa: la Reggina potrebbe andare incontro a una penalizzazione importante o addirittura all'esclusione dalla competizione. Quest'ultimo scenario spaventa non poco tutti quanti.

Alla società calabrese viene contestato il non rispetto della scadenza del 16 febbraio per i contributi, che ammontano a quasi 2,9 milioni di euro. Il problema è che non si sa a quante mensilità si riferiscano, tale violazione dovrebbe comportare una segnalazione della Covisoc alla Procura Figc, all’indagine e al deferimento, e conseguente penalizzazione di due punti in classifica.

La Reggina si difende

La Reggina si difende e lo fa con grande forza, poggiandosi sul fatto che proprio il giorno 16 febbraio, il Tribunale ha comunicato al club di Saladini di non pagare poiché i contributi sono parte integrante della ristrutturazione complessiva del debito. In poche parole, la società amaranto aveva tutta la voglia di saldare i conti in sospeso, tuttavia, una legge di Stato non glielo avrebbe permesso. Dunque, come si risolve la questione con l'ordinamento sportivo? Lo scorso anno in Serie C avevamo assistito a una situazione analoga con la Juve Stabia, che fu penalizzata con i famosi due punti. Stavolta, però, lo scenario è differente perché la Reggina non avrebbe aderito alla "norma Salvacalcio", varata dal Governo per aiutare quelle società che avevano accumulato debiti con l’Erario per via del Covid. Il club calabrese avrebbe aderito alla soluzione del Tribunale per rispondere ai debiti di 13 milioni della gestione Gallo, e, per questo, ha rispettato la scadenza del 16 dicembre per il mese di ottobre, ma è rimasta in sospeso per gli altri pagamenti in attesa del Tribunale, che non dirà la sua prima di aprile.

Lo scontro tra Legge di Stato e dello sport

La normativa sportiva parla chiaro: per un bimestre in cui i debiti non vengono saldati si va incontro ai 2 punti di penalizzazione, ma quando per due o più bimestri non si paga si incorre nell’esclusione dal campionato. La Reggina, però, si sente protetta dalla legge dello Stato, che inevitabilmente collide con quella sportiva. Possibile che il Tribunale non abbia tenuto di conto dell'ordinamento dello sport? Nel frattempo molte squadre rivali stanno invocando la tagliola della giustizia nei confronti dei calabresi e che questa possa avvenire in tempi brevi.

Staremo a vedere nei prossimi tempi come si chiuderà questa vicenda alquanto spinosa, che necessita quanto mai di chiarezza e rapidità.

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