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Calcio

“Riduttivo definirci dei ‘No-Lot’. Siamo molto di più”

Bisignani, diventato leader della protesta dei tifosi laziali contro il presidente Lotito, risponde al nostro Damascelli che ha sottolineato l’ottimo avvio del club biancoceleste

"I lacchè di Matteo? Già pronti a tradire"
Luigi Bisignani

Caro Direttore, stupisce che un commentatore arguto come Tony Damascelli, abituato a leggere lo sportanche come fenomeno sociale, nel suo articolo di ieri sulla Lazio liquidi come «No-Lot» la protesta contro il presidente-senatore Claudio Lotito.

Oltre ventimila tifosi hanno pacificamente sfilato a Roma, una folla che neppure Prevost raccoglie la domenica a San Pietro, mentre migliaia di laziali hanno rinunciato all’abbonamento eall’Olimpico continuando però a seguire in massa la squadra in trasferta. Una distinzione piuttosto chiara tra la contestazione a Lotito e l’amore per la Lazio, che forse meriterebbe qualche riflessione in più e qualche etichetta inmeno. Persino il ministro dello Sport Andrea Abodi e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca hanno richiamato, con parole diverse, la profondità della frattura che si èaperta tra la societàela sua gente.

Ben vengano dunque le vittorie, due, dieci o venti. Ogni punto rende felici pure coloro che contestano Lotito, perché la Lazio esiste da molto prima dell’attuale presidente e continuerà a esistere anche dopo di lui.

Dovesarebbe allora il «boomerang»? Damascelli richiama anche i «risultati di bilancio positivi » e i25 milioni di attivo sul mercato. Ricordiamoci che soltanto pochi mesi fa la Lazio non rispettava il parametro federale del costo del lavoro allargato ed è stata costretta aoperare a saldo zero. I 25 milioni fotografano correttamente il saldo di questa finestra, sebbene diversi acquisti sono arrivati in prestito euna parte rilevante dei possibili esborsi è stata rinviata alla prossima stagione. Èquesta la cruda verità.

A Lotito avevo posto su Il Tempo dieci domande concrete: investimenti, Flaminio, Lazio 2032, Academy, valorizzazionedel marchio e dellaCapitale, governance e rapporto con i tifosi. Rimaste tutte senza risposta, così come gli inviti del direttore de Il Tempo a ricevere le migliaia di mail arrivate in redazione e che avremmo voluto consegnargli. C’è infine una curiosità. Soltanto pochi giorni fa era proprio Damascelli asostenere che «qualsiasi risultato col Genoa non cambierà la fotografia ». Aveva ragione, e proprio per questosorprende il cambio di prospettiva. Sempre pubblicamente, alla radio, spiegava inoltre che «Lotito non si rende conto che la gente non lo vuole più». Se il risultato col Genoa non avrebbe cambiato la fotografia e se la frattura tra Lotito e una parte enorme della tifoseria era così evidente anche agli occhi di Damascelli, resta difficile capire come siano bastati sei punti per trasformare la protesta da espressione di un disagio profondo nel presunto bersaglio di un «boomerang ».

Quelle ventimila persone rappresentano una parte viva, responsabile, appassionata e ormai esasperata del popolo laziale. Liquidarli improvvisamente come «No-Lot» significasoprattutto non aver capito cosa stanno cercando di dire e dispiace che l’amico Tony non lo abbia colto.

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