Un anno di Juventus per Luciano Spalletti. Succederà nella giornata di venerdì 30 ottobre, ma il tecnico di Certaldo avrà ben poco da festeggiare: la Signora ha incassato a Genova la terza sconfitta su nove partite di campionato, ha già abbandonato il sogno di poter lottare per lo scudetto e dista sei lunghezze dal Como, oggi quarto e quindi potenzialmente qualificato per la prossima Champions League. I bianconeri arrancano, sbuffano, si interrogano e guardano gli avversari vincere: nel frattempo la società ha ordinato il ritiro anticipato in vista della partita di domenica sera contro il Napoli, una specie di spareggio tra deluse e tra squadre che avrebbero dovuto lottare per traguardi ben più prestigiosi. Sarà con ogni probabilità il match che deciderà le sorti dell’ex ct della Nazionale: in caso di ulteriore ko – sarebbe il terzo di fila in campionato – proprietà e dirigenza convocheranno Spalletti e gli daranno con ogni probabilità il benservito. A poco servirà il contratto in scadenza a giugno 2028: le casse societarie – recentemente rimpinguate con l’ennesimo aumento di capitale - se ne faranno una ragione ma di sicuro la Juve non potrà continuare a inanellare una figuraccia dietro l’altra, come quella appena andata in scena a Marassi. Se invece – più o meno miracolosamente – i bianconeri dovessero battere il Napoli, si proseguirà su questa strada augurandosi che il cambio di rotta possa essere definitivo.
Nel frattempo, è appunto passato un anno da quando Spalletti ha preso il posto di Igor Tudor. La squadra era sesta in classifica, a -6 dalla vetta e a soli tre punti di distanza dal quarto posto: i primi mesi avevano in effetti rispecchiato le attese, al punto che all’allenatore era stato anche rinnovato il contratto fino a giugno 2028 nonostante al termine della stagione non fosse arrivata la qualificazione alla Champions. Quel che ne è seguito assomiglia però a un vero disastro, andato a inficiare anche quanto di buono fatto inizialmente: il bilancio complessivo dell’era Spalletti parla adesso di 26 vittorie, 14 pareggi e 10 sconfitte in 50 match, con una media di 1,84 punti a partita. Limitandosi al campionato, sono 19 i successi, 11 i pareggi e 8 le sconfitte, per una media che cala 1,79: in pratica la stessa di Thiago Motta e di appena tre decimi superiore a quella di Tudor. La somma fa 68 punti: una quota che nelle ultime dieci stagioni non sarebbe stata sufficiente nemmeno per raggiungere la qualificazione alla Champions, eccezion fatta per il 2023-24 quando l’Italia aveva portato cinque squadre nella massima competizione europea.
