Maglia azzurra e fumo di Londra.
Mai visti tanti reduci dal football inglese in testa alla nostra nazionale. Mancini-Ranieri-Zola spikkinglisc meglio di molti calciatori inglesi e britannici, soprattutto il campione di Ogliena, Magic Box, una leggenda per quel mondo che vive di superiority complex, convinto che l’impero esista ancora e vive e lotta assieme e loro. Zola supervisore e coordinatore della meglio gioventù italiana, trecentododici partite e 80 gol con la maglietta blu del Chelsea, numero 25 ritirata dal mercato, memorabilia, roba da collezionisti, onorato e celebrato sull’isola più che nel continente e in patria. Conservo e riporto gli elogi che la stampa londinese gli riservò nell’epoca dorata: «Gianfranco Zola rappresenta un punto di svolta nell’immaginazione del nostro calcio. Prima che la Premier League diventasse un magnete per i migliori professionisti, lui ha mostrato come un calciatore piccolo di statura ma di alta tecnica potesse imporsi in un campionato spesso definito di velocità, forza e scontri fisici. Zola si è immerso in questo clima agonistico e ha saputo danzare, il suo tocco rendeva piacevole il gioco dei duri e i suoi calci di punizione sono allestimenti artistici. La sua eleganza, il suo dribbling lasciano i difensori a guardare l’erba dove prima c’era il pallone, ha dimostrato che il talento può battere la pressione, la delicatezza supera la forza e il genio non ha bisogno di urlare per farsi sentire. Zola non si limita a giocare a calcio, lo fa sembrare più leggero».
Poesia? Forse ma è verità. Pensato e scritto dagli inglesi è la celebrazione di un campione diverso da tutti gli altri e questo potrebbe essere un manifesto, da stampare e far leggere agli azzurri, quelli più giovani, gli aspiranti titolari della nazionale maggiore, le premesse e le promesse del nostro calcio, alla ricerca di una gloria vera e non figlia del risultato sul campo. Zola è una scelta di intelligenza e di programmazione, dovrà fare i conti con una realtà parallela, gli insegnamenti ai ragazzi delle varie Under entrano in conflitto con il football praticato dagli stessi quando rientrano nei loro club. È lo stallo che impedisce le riforme tentate in passato, Gianfranco, da vicepresidente vicario della Lega Pro, ha disegnato un cambiamento radicale nel campionato di serie C, il regolamento prevede che già nella stagione agonistica che sta per incominciare, i club che impiegheranno i giovani provenienti dal settore giovanile riceveranno un premio ancora più elevato, fino al quadruplo della dotazione attuale, avranno l’obbligo di schierare otto giovani formati all’interno della stessa società. Dunque la C non è soltanto la terza lettera dell’alfabeto ma diventa la base del rilancio del calcio italiano, idea suggestiva che entra nel sistema gestito da Claudio Ranieri e utilizzato da Roberto Mancini. Sulla carta sembra l’inizio di una nuova era, tuttavia l’ignoranza del sistema e gli interessi mercantili dei procuratori, potrebbero ostacolare qualunque iniziativa, la federcalcio dovrà proteggere il proprio lavoro, evitando complicità con i club. Oh, yes.
