Venti gennaio del 96, campionato di Francia, Monaco-Bordeaux, tra i monegaschi Thuram e Henry, tra i Girondins, Zidane. In tribuna tre osservatori italiani: Antonio Giraudo, Luciano Moggi e Roberto Bettega. Su segnalazione di Lucio D’Onofrio, sono venuti a vedere il marsigliese che si diverte con il pallone, tra veroniche e dribbling, il Bordeaux comunque le busca 2 a 0, la cosiddetta triade rientra a Torino con qualche informazione in più, D’Onofrio insiste, il ragazzo è da prendere a tutti i costi, Giraudo informa Umberto Agnelli che parla con il fratello Gianni che, a sua volta, aveva avuto una nota positiva in merito da Michel Platini, si procede. Appuntamento a Parigi, hotel Royal Monceau, al 37 di avenue Hoche, il gruppo juventino è lo stesso di Montecarlo, Zidane si presenta accompagnato da Dugarry, nel frattempo D’Onofrio ha aperto la trattativa con il club francese. L’accordo è raggiunto per 5 milioni di dollari al Bordeaux, al cambio con la lira fanno 7 miliardi e mezzo. Zidane ottiene un ingaggio di 6,5 miliardi, lontano dai 10 miliardi di Del Piero e chiede un omaggio particolare: «Se vinco il Pallone d’oro vorrei una Ferrari», richiesta accettata.
I primi tempi juventini non sono felicissimi, normali gelosie di spogliatoio, Del Piero si sente numero uno intoccabile, il francese gli spiega di avere accettato la Juventus proprio perché c’era lui, Alex, Marcello Lippi deve convocare le due star per trovare una soluzione, caprices des dieux. Zidane cresce e, su iniziativa del club, cresce anche il suo salario, pari a quello di Del Piero. Seguono anni belli, due scudetti, una supercoppa e, nel 1998, gli viene consegnato il Pallone d’oro, dunque la Ferrari. L’immagine internazionale di Zidane è completata dal titolo mondiale, prendono a circolare voci forti di mercato quando arriva ad Antonio Giraudo, amministratore delegato della Juventus, una telefonata del responsabile di Fiat Spagna. Florentino Perez, eletto il 16 luglio del 2000, presidente del Real Madrid, ha contattato il rappresentante dell’industria torinese, ha deciso di allestire una squadra di Galacticos, vuole comprare Zidane, la Juventus non intende venderlo a meno di offerte clamorose, il francese, sollecitato dal suo procuratore, l’algerino Alain Migliaccio, ha preso a spingere senza mai scendere in polemiche e informa la triade di voler lasciare Torino, sua moglie Véronique dice di voler tornare a vedere il mare, Madrid non ha alcuno sbocco sull’acqua ma il segnale di fumo fa capire alla Juventus che è giunto il tempo. Il grande riferimento di mercato era il passaggio del brasiliano Ronaldo dal Barcellona all’Inter per 50 miliardi, Perez pensò di cavarsela con 10 miliardi in più. Primo approccio istituzionale, Umberto Agnelli ricevette Perez, nella propria casa a La Mandria, l’esito dell’incontro, al quale partecipò Giraudo, portò il presidente della Juventus, anche se contrario come il fratello Gianni perché innamorati di calciatori come Zidane, così era stato con Sivori prima e Platini dopo, ad accettare l’apertura di una trattativa con il Real Madrid che, nel frattempo manda Jorge Valdano ad incontrare Zidane in una sala riservata dell’aereoporto di Lione.
Primavera del 2001, appuntamento all’hotel Eden, Lugano Paradiso. In una sala privata si ritrovano Florentino Perez, il direttore generale Jorge Valdano, l’avvocato di fiducia di Florentino, José Luis del Vale, di fronte a loro Antonio Giraudo, Luciano Moggi e Roberto Bettega, a chiudere il gruppo c’è il vero orchestratore dell’affare, Luciano D’Onofrio. Perez offre 60 miliardi (in pesetas), Giraudo ribatte: 200 miliardi in lire o si torna ognuno a casa propria. Florentino si toglie l’orologio dal polso, lo posa sul tavolo, resta spiazzato dalla cifra colossale richiesta da Juventus, D’Onofrio media, Moggi prova ad aggiustare, Perez è agitato, la tensione aumenta, vola qualche parola ad alta voce «non siete seri, basta», il presidente a tutti i costi vuole portare Zidane a Madrid, si tratta, da 60 a 70 a 80 i miliardi dell’offerta spagnola, Juventus non si muove, la questione è calda, la primavera svizzera consente di ritrovare la serenità, si fa per dire. La quotazione juventina oscilla minuto dopo minuto, Perez ha ripreso al polso l’orologio, i miliardi raddoppiano rispetto alla trattativa d’avvio, superano abbondantemente i 100, Florentino Perez ha infine compreso di avere di fronte dei mastini che approfittano del suo capriccio e promessa elettorale, si chiude a 157,5, pagabili in due anni, una valutazione mai registrata prima nel football mondiale.
Zidane è stato accontentato, Véronique non vede il mare, Florentino sogna un Real galattico, la Juventus usa quel monte di soldi per comprare Buffon, Nedved e Thuram, spende 290 miliardi e ne incassa 320 con altre cessioni. La storia italiana di Zinedine Zidane non è mai finita, a Torino ha conservato amicizie mai abbandonate, vecchi compagni di squadra, Pessotto, Montero, Iuliano, il tavolo fisso al ristorante Angelino dove lo chiamavano Zuzzù e hanno creato i rigatoni alla Zidane, idea di Roberto Falvo, lo chef che Zizou ha voluto per la nazionale francese, un italiano che cucina per Mbappé e compagni, spaghetti al pomodorino e basilico. E vissero e mangiarono tutti, felici e vincenti.
