Calderoli chiama la Sicilia, prove di Polo autonomista

Il leghista: «Un’aggregazione con Lombardo vale il 15%». Replica: «Parliamone per ridimensionare Roma padrona»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Anche il ministro Roberto Calderoli si dichiara d’accordo sulla necessità di discontinuità nel centrodestra per vincere nel 2006 ma non sulla terapia di Pierferdinando Casini. «Il problema non è quello del premier o della legge elettorale - sostiene Calderoli - ma di che cosa, cioè di quello che l’elettorato della Cdl si aspettava da noi e non abbiamo saputo dargli».
Per la Lega insomma Berlusconi non si tocca, ma dei cambiamenti sono necessari e serve soprattutto un’iniezione di energia: «Il premier deve avere più fermezza nei confronti degli alleati moderati, e mettere da parte la mediazione e il compromesso spinto fino all’eccesso. Alla Cdl serve più testosterone», è il suggerimento del ministro per le Riforme.
Per Calderoli la terapia che serve alla Cdl per portare a casa la vittoria nel 2006 prevede sempre Berlusconi leader purché cambi alcuni atteggiamenti moderati. «Berlusconi è il leader naturale della Casa delle libertà - ribadisce il ministro - e tornerà a essere valore aggiunto della coalizione se metterà da parte la mediazione e il compromesso spinto all’eccesso, anche a costo di perdere per strada qualche pezzo, e tornerà a essere un uomo che decide di fare il premier con la sua testa».
Ed elenca le priorità di contenuto per cambiare: «Berlusconi dia le risposte ai problemi veri della gente», ovvero «come arrivare alla fine del mese, come contrastare il terrorismo e ridare fiducia e serenità alla gente, come garantire la nostra identità e i nostri diritti rispetto a chi vuole imporre i propri e realizzi le grandi riforme che il Paese si aspetta da lui». Questo secondo il numero due della Lega porterebbe alla vera discontinuità a cui Casini fa riferimento e «se la Cdl saprà realizzarla si farà un baffo del signor Prodi», è la sua conclusione.
Il ministro Calderoli guarda anche con interesse alla costituzione di un polo autonomista presente alle elezioni del 2006: «Varrebbe il 15%», sostiene rispondendo così alle sollecitazioni che arrivano da Catania dalla Lega Sud che si è formata nei giorni scorsi, all’incontro organizzato da Raffaele Lombardo, furiuscito dall’Udc e fondatore del Movimento per le Autonomie e da molti (quasi tutti ex Udc) autonomisti soprattutto del Sud d’Italia. «Con Lombardo ci parliamo da tempo. Registro grande maturazione del progetto. Siamo finalmente vicini a un Sud che tira su la testa orgoglioso delle proprie potenzialità».
L’ipotesi di un accordo, secondo Calderoli, sarebbe possibile, soprattutto «se si dovesse votare con il proporzionale». «Inizio a crederci sempre di più - sottolinea il ministro leghista -. Sono convinto che i tempi siano maturi».
Dalla Sicilia Lombardo rimanda un messaggio di grande disponibilità a Calderoli: «Se son rose fioriranno. Obiettivo comune è ridimensionare pratiche egemoniche di Roma padrona, delle sue burocrazie, dei suoi partiti patronali che se ne infischiano del destino dei cittadini e dei territori».
E a Casini risponde: «Può darsi che serva un segnale di discontinuità per vincere, ma Casini non si illuda, anche lui è una continuità in quanto partecipa nel bene e nel male insieme all’Udc agli ultini quattro anni di governo del Paese».