(...) nelle province di Genova e Imperia -: l'adottante, che è la persona, famiglia o gruppo che assicurano disponibilità nel seguire l'adottato, che invece è la famiglia che si trova in condizioni di bisogno, materiale e morale. Entrambi diventano parte integrante dell«adozione a vicinanza», che può essere relazionale ed economica. L'adottante, sostenuto dall'ente, segue la famiglia in difficoltà con un sostegno economico, gestito entro un prestabilito tetto finanziario e temporale. Ciò significa che i nuclei in difficoltà verranno aiutati nel pagamento delle bollette di casa, del mutuo e disporranno di buoni (anonimi, sullo stampo dei buoni pasti) spendibili in generi alimentari. L'aiuto continua poi, anche sotto un punto di vista relazionale.
«Si tratta di singoli e famiglie che si impegnano a fare strada con altre famiglie - aggiunge Vinai - condividendone gioie e difficoltà, in una partecipazione che non è soltanto economica, ma soprattutto di accompagnamento. Perché, l'aiuto agli altri, non deve essere inteso solo come un modo di sgravarsi la coscienza, ma anche e soprattutto, come forma di evoluzione della stessa società». Ed è proprio la «logica di rete», la chiave di lettura dell'iniziativa: fare sistema tra pubblico e privato per ridurre situazioni di disagio. Ed infatti, insieme con la Caritas Diocesana di Genova (che svolgerà il ruolo di capofila), collaborano al progetto le Caritas diocesane di Chiavari, Albenga-Imperia, Ventimiglia-Sanremo e Tortona; la Famiglia Vincenziana; la fondazione Antiusura Santa Maria del Soccorso (Fau); la Commissione emergenza famiglia (Cef) e la fondazione Auxilium. In particolare, ogni Caritas Diocesana, attraverso i propri Centri di Ascolto, provvederà ad attivare progetti di reinclusione sociale, coinvolgendo i servizi sociali degli enti locali e le associazioni del territorio. La rete degli enti socio-assistenziali provvederà a individuare e a segnalare i nuclei più bisognosi; hanno la precedenza quelli più numerosi e con a carico minori, anziani, invalidi e ammalati.
«Interventi di questo tipo - precisa l'assessore comunale alle Politiche Socio Sanitarie Roberta Papi - sono fondamentali, perché aiutano i Comuni, che da soli non possono più farcela, a intervenire tempestivamente su reali situazioni di disagio economico, che sempre più spesso diventano disagio sociale».
Caritas e Fondazione Carige «copiano» la social card
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