La Cattolica laurea Ravasi. "Speranza virtù cristiana"

Il rettore apre l'anno accademico e poi annuncia la partenza del progetto nella caserma Garibaldi

La Cattolica laurea Ravasi. "Speranza virtù cristiana"

È risuonata più volte la parola «speranza» nell'Aula Magna dell'Università Cattolica dove ieri è stato inaugurato, anzi, celebrato, l'avvio del nuovo anno accademico. L'ha pronunciata il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura durante la sua (stupenda) Lectio per la laurea honoris causa ricevuta dall'Ateneo in Scienze dell'Antichità. «La speranza è una virtù squisitamente cristiana» ha detto parlando dei giovani, del loro «bisogno oggi di avere delle figure che generino domande e interrogativi, che non lascino la persona nel vuoto, nell'indifferenza e nella superficialità. La grande malattia del nostro tempo è appunto l'indifferenza, la superficialità e la banalità, che sconfina nella volgarità». Come farlo? «Moltiplicando le occasioni di ascolto», ha sottolineato perché spesso i ragazzi non hanno più «la famiglia alle spalle. La famiglia non sa dire loro più nulla e per liberarsene cerca di lasciarli andare al loro destino». Invece famiglia e scuola devono compiere «le due funzioni di instruere, dare dei dati che altrimenti i giovani cercano altrove ma anche educere, tirare fuori qualcosa da loro».

Di speranza ha parlato anche il ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini indicando come «dovere morale» per le istituzione di «ridare speranza ai giovani», una speranza «che risiede nella conoscenza». «Vogliamo costruire - ha detto - un sistema che sappia supportare davvero gli studenti nel processo di scelta» stimolando gli atenei «a orientarsi verso un'offerta formativa meno rigida e più flessibile, per creare percorsi in linea con le nuove esigenze delle imprese ma anche per accrescere capacità cognitive e relazionali dei nostri studenti». «Oggi l'Università è proiettata verso un nuovo contesto competitivo - ha analizzato il rettore Franco Anelli - un mercato nel quale alla crisi dell'università come istituzione corrisponde la crescita di un'industria della formazione. Si viene così delineando un sistema ibrido di education providers e si vanno moltiplicando i soggetti legittimati a quella funzione di certificazione delle competenze che fino ad oggi abbiamo inteso riservata ai sistemi di educazione pubblica. È una deriva alla quale le università devono resistere».

E la Cattolica «resiste» bene. Aumentati gli iscritti, avviati nuovi corsi di laurea diventati 128, 23 dei quali in lingua inglese, raddoppiati gli studenti stranieri negli ultimi quattro anni e presto finalmente anche l'allargamento dell'Università. A gennaio partiranno infatti i lavori per la ristrutturazione dell'ala Santa Valeria con l'apertura del cantiere nell'attuale caserma di polizia che si trasferirà in piazza Firenze. Un progetto «cominciato nel 2015 - ha ricordato il rettore - Un'operazione complessa che ha visto la collaborazione unanime di tutte le istituzioni poi bloccata da alcuni ostacoli parecchio cavillosi che ci hanno fatto perdere un paio di anni». «Il nuovo campus sarà un contributo importante a uno dei problemi cittadini che è quello della difficoltà per i ragazzi di trovare alloggi», ha rincarato anche il sindaco Sala.

D'altronde come ha precisato monsignor Mario Delpini, presidente dell'Istituto Toniolo, «quello che

dobbiamo chiederci oggi è che cosa abbiamo noi da dire ai giovani?». La risposta che «noi abbiamo è la speranza, quello che spesso manca a loro che vedono il futuro come una minaccia piuttosto che come una Terra promessa».

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