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Le ceneri della sua idea di egemonia culturale usate come fossero cipria

Le paroline magiche che più tornano? "Egemonia culturale". Forse perché sono quelle reperibili in un manuale del liceo

Le ceneri della sua idea di egemonia culturale usate come fossero cipria
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"Le ceneri di Gramsci... Tra speranza e vecchia sfiducia", così in alcuni dei versi di Pier Paolo Pasolini tornava il pensatore sardo. Morto, silenzioso e problematico. Lo sfrontato Pasolini toccava le ceneri di Gramsci con pudore riflessivo. Non succede così oggi, dove le ceneri intellettuali di Gramsci vengono usate come cipria. Le paroline magiche che più tornano? "Egemonia culturale". Forse perché sono quelle reperibili in un manuale del liceo. A destra, nel tentativo di prendersi quella che la sinistra ha posseduto per decenni. A sinistra, per tenersela stretta. Peccato che non sia egemonia gramsciana. Gramsci, un pensatore illiberale che vedeva la classe proletaria come novello principe, non ha mai pensato un'egemonia fatta di salottini, filmetti spacciati per analisi, serie televisive ombelicali dove l'unico a prendere due spicci è il disegnatore engagé, a patto che ci sia il giusto grado di tematiche Lgbtq+, non certo le manovalanze. Eppure senza erigere santini, Gramsci i santini li avrebbe bruciati, nell'enorme mole di scritti del pensatore sardo si potrebbe scavare.

Ma un pezzo di destra, che si ricordi con attenzione quello che faceva D'Annunzio a Fiume? Un pezzo di sinistra che più che vedere in Antonio Gramsci un federatore socialista - federare è ora come ora una necessità elettorale - vada a vedere il suo rigore nell'analizzare la condizione delle classi più umili? Deserto. Non serve mettere sotto il tappeto il suo radicale anti trotzkismo o appendergli al collo apotropaiche certificazioni di democraticità, servirebbe recuperare una coerenza di idee che è cosa diversa dall'ideologia.

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