da Los Angeles
"Questo è un film sui sacrifici per rincorrere un sogno ed è qualcosa con cui mi riconosco profondamente". Timothée Chalamet ha compiuto trent'anni il 27 dicembre scorso, è dunque ancora giovanissimo ma è senza ombra di dubbio uno degli attori la cui carriera ha preso l'ascensore più veloce, negli ultimi dieci anni a Hollywood: Chiamami con il tuo nome di Luca Guadagnino, A complete Unknown, in cui lo scorso anno interpretava Bob Dylan e che gli è valso la sua seconda candidatura all'Oscar, Dune, Wonka, Piccole Donne, The French Dispatch, eccetera.
Non c'è regista contemporaneo che non voglia lavorare con lui, non c'è produttore che non lo voglia in cartellone a far triplicare, con la sola spinta del suo nome, gli incassi al botteghino. Chalamet non ha dunque bisogno di piccoli film indipendenti da aggiungere al curriculum, eppure è proprio uno di questi progetti minori ad aver suscitato il suo più recente entusiasmo.
Uscirà il 22 gennaio Marty Supreme, prodotto da A24, che racconta di un uomo disposto a tutto pur di rincorrere e realizzare il suo sogno: arrivare ai vertici in uno sport che negli anni Cinquanta faticava ad essere definito tale, il tennis tavolo. Il film è ispirato alla storia vera di Marty Reisman, un leggendario giocatore americano degli anni Cinquanta che vinse cinque medaglie ai campionati mondiali di ping-pong. Per arrivarci non si fece fermare da nulla. Iniziò con il mondo delle scommesse a Manhattan e arrivò alla vittoria di 22 titoli importanti, sino a diventare, a 67 anni, il più anziano giocatore a conquistare una competizione nazionale di tennis tavolo.
Diretto da Josh Safdie e scritto dallo stesso Safdie insieme all'amico e collega Ronald Bronstein (i due hanno sceneggiato insieme successi come Diamanti Grezzi e Good Time), Marty Supreme vede nel cast anche Gwyneth Paltrow, nei panni di una facoltosa ex attrice del muto con un interesse per il giovane Marty, Odessa A'Zion, che interpreta la fidanzata Rachel e Abel Ferrara che, sospesi i panni del regista, indossa quelli di un oscuro italoamericano alla ossessiva ricerca del suo cane.
Chalamet ha dovuto imparare a giocare a ping-pong per il film. "L'80% delle scene in cui gioco sono vere dice anche se alcune erano senza pallina. Posso giurare che è più facile giocare con la pallina che fare finta senza di essa".
Marty Supreme non è un biopic fedele delle epiche avventure del vero Marty Reisman, piuttosto usa la sua storia come base di partenza per esplorare i temi dell'ambizione, dell'ossessione e dell'autodistruzione. Chalamet, fresco della statuetta al migliore attore protagonista ai Critics' Choice Awards, candidato ai Golden Globes e con una nomination agli Oscar praticamente già in tasca, ha creduto sin dal primo momento in questo film, tanto da decidere di produrlo.
Ci ha creduto perché la storia di Marty Reisman è il qualche modo simile alla sua.
Cresciuto come il protagonista del film a New York, Chalamet ha frequentato il liceo LaGuardia, specializzato nell'arte drammaturgica. Finita la scuola, ha gettato il cuore oltre l'ostacolo ed ha vinto. Certo, forse non ha commesso rapine e tentato truffe per raggiungere il suo obiettivo, come invece pare abbia fatto il personaggio che ha ispirato la pellicola, ma quel fuoco dentro, espresso così bene nel film, ce lo ha avuto eccome.
"Mi riconosco in lui, certo ha detto in tv a Jimmy Fallon durante la promozione del film e mi riconosco anche nello spirito del tempo.
Viviamo tempi cupi, oggi, soprattutto per i giovani, quindi questo film è un tentativo di antidoto. È un modo per spronare i ragazzi come me a continuare a credere in sé stessi, a sognare in grande, a seguire i propri sogni e a non accettare un no come risposta. Questo è lo spirito di Marty Supreme".