Ma chi sarà l’illuminista con la barba?

La domanda non è: «Chi è realmente Ermete Lunati Eudòxios, il protagonista di quest’ultimo romanzo di Carlo Sgorlon?», come esordisce la quarta di copertina de Il circolo Swedenborg. Leggendo il libro, alla fine lo si capisce. No, la vera domanda è: chi si cela dietro la figura di Ivan Predossi, il direttore del grande quotidiano nazionale che combatte - da un fronte laicista e neo-illuminista - le idee e le teorie filosofiche di ordine «spirituale» di Ermete?
È bastato che il romanzo arrivasse nelle librerie che tra lettori e addetti ai lavori si aprisse la caccia al giornalista-fantasma evocato da Sgorlon. È il «decano» Scalfari? È il «giovane» Riotta? O non sarà per caso...
Forse lo scrittore friulano non aveva in mente, scrivendo di Ivan Predossi, un direttore reale; forse ha semplicemente disegnato un «tipo», l’archetipo del giornalista-intellettuale laico, radical, liberal e «manovriero». Ed ecco allora un direttore «ideale» progressista, che arriva dal mondo della cultura, avvezzo a salotti e terrazze, inflessibile nelle sue posizioni filosofico-ideologiche materialiste e «illuministe», un uomo di potere perché lui per primo è prono al Potere, che predica l’uguaglianza ma è particolarmente sensibile al denaro (che, a volte, può valere ben più delle idee): «Una grande firma del giornalismo... lo si vedeva di frequente fotografato nei settimanali, a mezzobusto, ma spesso anche a figura intera. Nel corpo, alto e massiccio...». E con la barba da patriarca...
Forse, però, qualcuno Sgorlon aveva in mente. Qualcuno che conosceva bene, e al quale si è ispirato per tratteggiare un ritratto come il seguente: «Ivan Predossi era convinto che lui, e quelli affini a lui, erano coloro che segnavano la via da seguire a tutti gli altri. Si considerava un antesignano \ Era uno di quelli che aprivano le strade della Storia. Chi percorreva quella direzione era nel giusto, mentre chi ne stava fuori, chi non riusciva a entrarci, era perduto. Era come se non esistesse».
Un uomo che non credeva in Dio pronto - nella propria incrollabile sicurezza di guidare l’esercito del Bene contro le forze del Male - a convincere «i militanti della cultura dominante della necessità di una sorta di mobilitazione contro il gruppo degli spiritualisti, come avessero tentato di cambiare la Costituzione e allestire un golpe»... Un Padre, un Fondatore, un Direttore capace di tracciare la via e di distinguere tra gli impulsi criminali ed egoistici del Tiranno e i nobili e incalpestabili principi della res publica.