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Il chiodo fisso delle escort? Salvare la Patria

Granzotto carissimo, non sa quale compagnia e piacere si prova da questa parti - quelle dei lettori come me, appunto - a saperla ogni giorno presente, con il suo illuminante e simpatico commento, nel suo e nostro preziosissimo «Angolo». Ma proprio per questa sua completezza dalla quale arrivano sempre nuovi lumi non vorrei che lei liquidasse la mia domanda con poche ed evasive parole di risposta. Riferite a noi uomini le donne dicono che pensiamo sempre a una cosa sola. Ma a volte a me capita di non capire a cosa pensino veramente loro. La cronaca, la tv, molta stampa e la rete sono piene zeppe di donne di facili costumi, che tentano in vario modo la via della notorietà a qualunque prezzo. Saremmo noi uomini i responsabili di questa mandria di tigri? E le D’Addario, le Ruby, tutte le tentatrici di Berlusconi e non, frangia peggiore e funesta di queste arriviste in baby doll che costituiscono una innegabile e salda categoria all’interno del gentil sesso, quale termine di paragone hanno sulla sponda maschile, quella - come si diceva - degli uomini che pensano sempre a una cosa sola? Quando le donne bollano noi in questo modo non pensano che siamo tutti così, come è evidente che le donne-belva scatenata non rappresentano tutte le donne; assunti che però sembrerebbero non far altro che confermare «il chiodo fisso» quale elemento ben presente e vivo in uomini e donne.
Campomorone (Genova)

Bé, prima di tutto lasci che la ringrazi per la sua amichevole e lusinghiera premessa. Un tempo l’avrei censurata. Ma cosa vuole che le dica, caro Avellino, invecchio vieppiù e certi pudori, certi imbarazzi riesco ormai a malapena a dominarli. So bene che vanitas vanitatum et omnia vanitas, come recita l’Ecclesiaste. Ma che ci posso fare? Ciò detto prendiamo il toro per le corna, fermo restando che bisogna pur tenere conto della sentenza di un grande come Giovanni Arpino, secondo il quale ciò che avremmo sempre in testa è sì cosa importante, ma non quanto credono gl’uomini e non quanto s’illudono le donne e che si fa presto a dire «uomini» essendocene una caterva poco inclini ad apprezzare l’articolo. La giri come vuole, caro Avellino, ma l’assunto che il restante dei maschi pensi solo a quello è una delle più riuscite campagne pubblicitarie da che esiste il mondo. Favorendo - è proprio il nostro caso - il buzz marketing (fornire continue occasioni per parlare del prodotto) si consolida il brand fidelity - cioè la fedeltà al prodotto medesimo - ciò che porta all’habit buying, che è la dipendenza del consumatore. Il risultato è non solo che la richiesta e dunque la quotazione del prodotto si mantenga alta a tutto vantaggio dell’autostima femminile, ma che, consolidando la storia del chiodo fisso in testa all’uomo, le donne hanno saputo evitare che si parli del loro, di chiodo. Cosa dire, caro Avellino: chapeau! Perfino i suoi argomenti - le guaglione in baby doll - per ristabilire un certo equilibrio fra un chiodo e l’altro stanno perdendo mordente. Si registra infatti una laica e politicamente corretta santificazione del meretricio. Guadagnandosi l’ingresso nella cerchia dei benemeriti della Resistenza, l’escort ha assunto il ruolo di lume della società civile, di fiaccola delle libertà democratiche. E ora il Paese - quanto meno quello guardone e onanista che si riconosce nella gazzetta di Largo Fochetti - s’aspetta da loro, dalle escort, il botto. E cioè che facendo leva sul loro ferro del mestiere la benemerita magistratura meneghina incastri finalmente, condannandolo poi al carcere duro, Silvio Berlusconi.

La risposta alla sua domanda, caro Avellino, è dunque questa: ciò che muove la «mandria di tigri» a infilarsi nei letti e ivi procedere alla commercializzazione delle proprie grazie è l’«impegno nel sociale». Il bene della Patria. Se ne faccia una ragione.
Paolo Granzotto

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