Da un fenomeno all’altro, da un marziano a uno che ha la testa fra le nuvole: da Tadej Pogacar, per cinque anni di fila trionfatore del «Lombardia», a Paul Seixas, che ieri si è portato a casa la prima classica Monumento alla tenera età di 20 anni, il più giovane vincitore nella storia del Lombardia.
Ha fatto tutto lui, sul Civiglio, quando al traguardo mancavano 20 chilometri. Si è messo in testa e ha spedito uno per cantone, a cominciare da Remco Evenepoel, che pensava di essere lui il vice-Pogacar (assente per infortunio, ndc), sbagliando però i conti. Alle spalle di Seixas, ben distanziati, sono arrivati lo spagnolo Enric Mas e, ancora più indietro, il nostro Giulio Ciccone. Battutissimo Evenepoel, 4°, che ha regolato la volata del gruppetto, con i nostri Scaroni e Zana, rispettivamente 8° e 9°.
Dicono che Paul Seixas abbia sempre avuto la testa tra le nuvole. Da ragazzino, Polo, così lo chiamano in famiglia, arrivava agli allenamenti senza la borsa, così come quando si presentò al via della Coppa di Francia senza il numero dorsale. Guy Chabrier, storico presidente del Lyon Sprint Évolution, ha avuto modo di ricordare il loro primo incontro: «Vidi arrivare questo ragazzo eccentrico e pensai tra me e me: Sarà dura. Ma quando vidi come interagiva con gli altri, cambiai idea all’istante».
Sono in molti a pensare che sia lui l’uomo che giustizierà, sportivamente parlando, Tadej Pogacar. Intanto, però, Polo vince senza lo sloveno e dimostra a tutti di essere una spanna sopra gli altri. La passione per la bicicletta l’ha ereditata dal nonno, con il quale trascorreva i pomeriggi a guardare le tappe del Tour de France. Talento precoce, il giovane Seixas è stato intercettato dalla Decathlon già a 17 anni: è lui l’uomo della provvidenza francese. Per L’Équipe è le bébé cador, il bimbo prodigio.
La prima vittoria quest’anno è arrivata alla Volta ao Algarve. Poi sono arrivate tre tappe e la classifica generale al Giro dei Paesi Baschi, quindi la Freccia Vallone e ieri il Lombardia, dopo il 4° posto ottenuto a soli 19 anni al Tour de France. I francesi sognano il Tour, corsa che manca dal 1985, anno di Bernard Hinault. Lui sorride compiaciuto: sembra avere la testa fra le nuvole, ma fa maledettamente sul serio.
