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Ciclismo

I 20 anni del Museo del Ghisallo dove il ciclismo è storia viva

Nel 2006 Fiorenzo Magni coronò un sogno: creare uno spazio dove imprese e cimeli restassero non solo memoria. Al via una stagione di eventi e mostre

Giro 2017 Dumoulin ha donato la sua «rosa» al Ghisallo

Il Museo del Ghisallo è un museo vivo. Oggi compie vent’anni ed ciò che Fiorenzo Magni voleva diventasse quando con tenacia lo ha immaginato e poi realizzato: uno spazio capace di fermare i ricordi riuscendo nel miracolo di mantenerli vivi che è ciò che ogni innamorato fa con ciò che ama. Nelle sale del museo di Magreglio c’è infatti la storia di uno sport che però continua a battere e respirare proprio come la passione di chi dal Leone delle Fiandre ha preso il testimone, il presidente della Fondazione Antonio Molteni e la direttrice Carola Gentilini. In tutti questi anni sono riusciti, tra non poche difficoltà, a dare energia continua al Ghisallo trasformandolo in uno spazio aperto a eventi, incontri e a iniziative e facendolo diventare una meta iconica per le visite di appassionati e campioni: ultima, quella (a sorpresa) pochi giorni fa del vincitore del Giro d’Italia del 2017 Tom Dumoulin che ha donato la sua maglia rosa. Quella dei vent’anni sarà una stagione particolare, come si addice ad una cifra tonda. Tra le novità più significative la collaborazione con Specialized e Vittoria, storici brand del ciclismo, e una collezione speciale «20 x 20 x 20», che propone una carrellata di venti biciclette protagoniste della storia recente del ciclismo, da Pogaar fino a De Vlaeminck. A questa si aggiunge una mostra retrospettiva che ripercorre tutta la vita del Museo tra oltre 3mila cimeli, bici iconiche, maglie e documenti. Vent’anni fa, il 14 ottobre del 2006, il Museo del Ghisallo aprì al pubblico. Fine ed inizio di una storia che racconta un’altra storia: «Non solo quella dei campioni- come ripeteva sempre Magni- ma quella di tutti i ciclisti, di tutti gli innamorati della bicicletta». Il «Leone» riuscì nel miracolo di mettere d’accordo tutti: Comuni, Enti, La Gazzetta dello sport, gli sponsor e la Regione che, con l’allora governatore Roberto Formigoni, decise di finanziare parte di un’opera che sembrava una chimera. Ma è come quando si pedala in salita, se uno ci crede alla fine arriva. E Magni arrivò.