Fulvio Lucisano, storico produttore cinematografico che ha prodotto film come Ricomincio da tre di Massimo Troisi, è morto a 98 anni. Lucisano, nato nel 1928 a Roma, aveva fondato nel 1958 l’Italian International Film e nel 1992 la Lucisano Media Group, due società di distribuzione e produzione cinematografica con cui ha contribuito per oltre 60 anni allo sviluppo del cinema. Dal 1998 al 2001 è stato anche presidente dell’Anica, l’Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e digitali.
Avrebbe meritato di raggiungere «quota cento». Era il giusto e sacrosanto riconoscimento l’appartenenza al «club dei centenari». Purtroppo, il «mitico produttore» Fulvio Lucisano si è fermato a due passi dalla meta. Se n’è andato a 98 anni. Era nato a Roma (dove ieri si è spento) il primo agosto 1928. Poco più che ventenne inizia a lavorare nell’universo della celluloide come documentarista, assai prolifico. Conseguita la laurea in giurisprudenza nel 1954, l’anno successivo produce il suo primo film, I quattro del getto sonante, per la regia di un mestierante di talento, Fernando Cerchio. La cinematografia nazionale alla metà degli anni Cinquanta è in piena effervescenza produttiva. Chiusa la stagione neorealista, si spalancano le porte della commedia, sorretta dal fisico debordante delle «maggiorate» (donna Sofia e la Lollo su tutte) scortate dai «moschettieri della risata» (Sordi, Gassman, Manfredi, Tognazzi, solo per rendere l’idea del calibro). E poi ci sono i grandi autori (De Sica, Visconti, Fellini). I giovani talenti muovono i primi passi e la mescolanza di vecchio e nuovo è la giusta miscela per far decollare il cinema italiano, segmento non trascurabile del «miracolo economico» e specchio fedele di umori e desideri nazionali.
Nel frattempo, Hollywood si è trasferita sul Tevere. E, alla fine degli anni 50, l’iniziale «povertà» della cinematografia si è trasformata in «bellezza» alla conquista del mondo. Nel 1960 Fellini dirige La dolce vita, Luchino Visocnti Rocco e i suoi fratelli, Michelangelo Antonioni L’avventura e Vittorio De Sica La ciociara, con Sophia Loren premiata con l’Oscar. La grandezza non risiede solo nelle vette. Ma nelle medie e piccole produzioni, dove si fanno le ossa scrittori, mestieranti, attori e, come Lucisano, produttori. Tre anni dopo la produzione del primo lungometraggio Lucisano mette in piedi la propria società: IIF (Italian International Film).
Il giovane produttore è un appassionato frequentatore, quasi quotidiano, di sale cinematografiche. Inoltre, se la cava piuttosto speditamente con la lingua inglese. Non ha generi preferiti. Tra il 1965 e il 1966 produce due film di Mario Bava uno dei maghi del «b movie» incredibilmente diversi. Il fantascientifico Terrore nello spazio (alcuni sostengono sia stato tra le fonti di ispirazione di Ridley Scott per il primo Alien) e la commedia scarrucolata Le spie vengono dal semifreddo, protagonisti Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. A piccoli passi, ma sicuri e spediti, Lucisano si fa strada nella produzione. Negli anni 70 segue il filone delle nuove commedie di successo, lavorando con Steno, Sergio Corbucci, Luciano Salce, Renato Pozzetto, Pier Francesco Pingitore. Ma realizza anche Per le antiche scale (1975) di Mauro Bolognini, film sofisticato in costume anni 30 con Marcello Mastroianni. La definitiva consacrazione la ottiene nel 1981 con Ricomincio da tre di Massimo Troisi. È l’esordio del maggior attore comico della nuova generazione. Un successo clamoroso. Lucisano entra di diritto tra i «capitani coraggiosi», accanto a Dino De Lautentiis e Carlo Ponti. Due anni dopo replica il successo con Il tassinaro. È un’idea geniale quanto semplice. Alberto Sordi alla guida di un taxi che carica gente qualunque o Fellini, o Giulio Andreotti. Spesso il dialogo è esilarante. Il produttore affermato macina film a ripetizione: Pasquale Festa Campanile, Lina Wertmüller, Damiano Damiani, Marco Ferreri. Nel 2005 avrebbe l’età per la pensione 77 primavere! ma non ci pensa lontanamente. Dal cappello magico estrae un nuovo coniglio: Fausto Brizzi di Notte prima degli esami. Ennesimo colpo strabiliante.
Segue il «trittico», sempre di Brizzi, Ex (2009), Maschi contro femmine (2010) e Femmine contro maschi (2011). Può bastare? Nemmeno per sogno. Nel 2011 il fiuto lo porta a produrre Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno, brillantissima commedia con la rivelazione dell’anno Paola Cortellesi. Ormai Lucisano è un punto di riferimento. Opera nella produzione convenzionale e in quella seriale-televisiva; nella distribuzione internazionale, soprattutto di origine americana; nell’esercizio. L’ultima pellicola che porta il suo nome associato a quello della figlia Federica è Alla festa della rivoluzione, di quest’anno, opera in costume diretto da Arnaldo Catinari sulla Fiume italiana governata da Gabriele D’Annunzio. Lucisano, nonostante l’età, ha continuato ad andare in ufficio ogni giorno. Voleva essere al corrente di tutto. Immancabilmente elegante. Come pochi ha adorato vedere un film in sala da semplice spettatore. Spesso lo potevi incontrare all’Eden di Roma, in piazza Cola di Rienzo, alla prima proiezione del pomeriggio. È rimasto sempre schivo, poco impastoiato con l’entourage sinistroso cinematografico. L’ha frequentato, non potendone farne a meno. Come Sordi è stato un democristiano. Convinto ma discreto. Galantuomo garbato sapeva anche essere spigoloso. Ma conoscete qualcuno privo di difetti? Per avere di nuovo produttori come Fulvio Lucisano dovremo aspettare un bel po’. L’uomo giusto si è trovato nel momento giusto. Il connubio ha funzionato a perfezione. Ha lavorato tanto e bene. E gliene siamo grati.
