Inviato a Venezia
A rriva o non arriva? Forse arriva, speriamo, perché gente ce n’è poca ma ombra ancora di meno. E ci sono quaranta gradi con il 99 per cento di afa, forse ancora di più.Finisce così, una festa mesta per una quarantina di persone (metà giornalisti), al Lido della Flotilla Pro Pal.Una barchetta con la scritta Palestina sulla vela e due bandiere flosce perché non si muove una foglia.Una cosa davvero triste, non ci sono neppure le promesse stelle del cinema, avranno avuto troppo caldo, molto meglio dichiarare protetti dall’aria condizionata del palazzo del cinema. Come dar loro torto. Così ha fatto Susan Sarandon. L’attrice ha sostenuto di avere perso un sacco di ruoli a causa del suo sostegno a Gaza. Detto da una che ha interpretato almeno 100 film, a stare bassi. La tristezza aumenta quando il primo coro «Free Free Palestine» si ammoscia dopo un paio di tentativi e sparisce definitivamente. Chi può trasloca subito ai tavoli del chiosco vicino al molo, una birretta non rovina certo l’aria di forte impegno civile. L’anno scorso, al corteo Pro Pal c’era un mucchio di gente. Dove sono andati tutti? Molti erano rimasti sorpresi dagli slogan presi di peso dal repertorio di Hamas, incluso il famigerato «Palestina dal fiume al mare», peccato che tra il fiume e il mare ci sia Israele. Prima si cancella dalla carta geografica, poi... C’era chi non aveva apprezzato, e in questa seconda occasione ha preferito starsene a casa.Si improvvisa una conferenza stampa, solite cose. Si cita l’appello per esporre la bandiera alla Biennale sottoscritto da mille esponenti del mondo del cinema (nessuno sul molo). Primi firmatari: Annie Ernaux, Roger Waters, Matteo Garrone, Anna Foglietta, Fabrizio Gifuni, Greta Scarano, Jasmine Trinca. Avevano tutti judo? Si chiede al governo il riconoscimento dello Stato palestinese. Si legge il messaggio della ambasciatrice palestinese, Mona Abuamara, che si rammarica di non essere presente. Poi il genocidioi combattenti palestinesi ingiustamente accusati di terrorismo, la richiesta di chiudere il padiglione israeliano alla Biennale, il documento legale che permette ai lavoratori del cinema di boicottare Israele, gli israeliani che vogliono uccidere i bambini palestinesi, il tutto senza la minima sfumatura di dubbio.I presenti erano pochi, e hanno detto enormità ma niente di inedito. Almeno c’erano. Le assenze invece dimostrano che la causa palestinese è un po’ passata di moda tra le star. In effetti ieri si è parlato molto di più delle magliette indossate dal cast del film horror They’re here.C’era scritto «Fight Fascism» e «F**k ICE», la polizia anti immigrazione di Trump. Le registe Laura Poitras e Rachel Lauren Mueller hanno indovinato la mossa, anzi la mise.Il vero giorno sulla guerra a Gaza sarà giovedì quando passerà in concorso il documentario Naza, scioccante, a quanto si dice, nel mostrare le azioni dell’esercito israeliano. Nello stesso momento gli attivisti andranno sulla spiaggia, davanti all’Hotel Excelsior, a far volare gli aquiloni con i colori della Palestina.
