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Cinema

Il pubblico stronca i film finanziati con fondi... pubblici

Le recensioni degli spettatori non risparmiano i titoli italiani. Eccone una: “Quello di Amelio sull’immigrazione mi ha fatto venire voglia di votare Vannacci”

Gianni Amelio during the red carpet for the film 'Nessun Dolore' at the 83rd edition of the Venice Film Festival in Venice in Italy. Thursday, September 3, 2026. (Photo by Gian Mattia D'Alberto/LaPresse)

Inviato a Venezia

Fuori dal Palazzo del Cinema, il Codacons ha piazzato un pannello Ridateci i soldi e ha lasciato che il pubblico ci scrivesse sopra, foglio dopo foglio. Il risultato è un dazebao spontaneo che vale più di alcune recensioni della critica ufficiale: qui la gente giudica dopo aver pagato il biglietto, e senza mezzi termini. I film sono pagati anche con denaro pubblico: ma cosa ne pensa il pubblico?

Il totale dei fondi pubblici dichiarati per i principali sette film italiani (i cinque in concorso più Gianni Amelio e Mario Martone) sfiora i 12,5 milioni di euro ma è una stima al ribasso. Va detto, per onestà, che i dati citati sono autodichiarati dalle stesse case di produzione nel database del Ministero della Cultura, che non ne garantisce la veridicità. Inoltre, alcune voci, come i fondi automatici ancora da assegnare o i tax credit non definitivi, potrebbero mancare nella scheda al momento della rilevazione. Significa che il saldo reale, con ogni probabilità, è più alto.

Veniamo ai film. Su Nessun dolore di Gianni Amelio (450.000 euro di contributo selettivo) qualcuno ha scritto: «Nessun dolore è il titolo, ma alla fine per lo spettatore è tanto dolore!» Un altro, più diretto: «Gianni Amelio mi hai fatto venire voglia di votare Vannacci». Il film racconta accoglienza e fraternità: bel risultato... Ancora più severo il trattamento per La ragazza con la Leica di Alina Marazzi (470.000 euro tra sviluppo e produzione): «Se qualcuno in futuro vi dirà mi sono avvicinato alla fotografia grazie a questo film’, non fidatevi di quella persona». I critici hanno notato (ma non scritto, strano) che lo stesso film, girato da un maschio, sarebbe finito nel mirino del politicamente corretto. È più preciso il muro: «Ambizioso, ma non sostenuto da un’idea forte. Insopportabile lei che sculetta vestita di rosso per le strade di Parigi».

Nemmeno Nanni Moretti, che con Succederà questa notte ha raccolto oltre 5 milioni di euro tra tax credit e contributo selettivo, il finanziamento più alto del lotto, si salva: «Ninna Nanni Moretti è soporifero. Sogni d’oro», scrive qualcuno con understatement quasi affettuoso, mentre un altro lancia un accorato «Ridateci Nanni Moretti (che tristezza)». Con The Echo Chamber arriviamo alla soluzione più radicale: Vendo memoria di questo film. Vorrei dimenticarmelo

Per il resto, c’è chi vuole arrestare Luca Guadagnino per l’interminabile documentario su Bernardo Bertolucci e chi ha lasciato La città dei vivi con la morte nel cuore. C’è anche chi va fuori tema e nota la somiglianza fisica tra il direttore Alberto Barbera e George Clooney. Purtroppo per il direttore, il messaggio si direbbe ironico.

Queste recensioni pongono indirettamente una domanda: quando quasi tutto il cinema italiano passa dallo stesso fondo pubblico, che differenza resta tra arte finanziata dallo Stato e arte di Stato? Non è un’accusa di asservimento ai governi di turno; è un’osservazione più semplice: se il committente ultimo, dietro ogni produttore indipendente, ogni casa di distribuzione e ogni sceneggiatura ambiziosa, è sempre lo stesso Ministero, nessun regista può davvero fregiarsi di essere controcorrente o di fare un cinema fuori dal sistema. Eppure, il cinema italiano è pieno di sovversivi sovvenzionati, che si muovono come comparse di un eventuale film horror: La notte degli ossimori viventi.

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