Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 06:25
Cinema

“Le fonti sono verificate”. Ma fioccano le smentite

Il “doc” è accusato di basarsi su inchieste schierate a sinistra. Che l’esercito sconfessa

Israeli directors Rachel Szor (L) and Yuval Abraham pose with producer for the photocall of �Naza' during the 83rd Venice Film Festival in Venice, Italy, 10 September 2026. The movie is presented in official competition 'Venezia83' at the festival running from 02 to 12 September 2026. ANSA/FABIO FRUSTACI

da Venezia

Yuval Abraham eRachel Szor sono tra i registi più giovani (31 e 32 anni) in concorso alla Mostra dove arrivano con il film più atteso e controverso, Naza , che sul red carpet è stato accolto da cori «Free free Palestine

». I due giornalisti e registi israeliani hanno partecipato due anni fa alla regia a otto mani del documentario No Other Land - sugli attivisti palestinesi che si opponevano alla distruzione del loro villaggio per la costruzione di una base dell’esercito israeliano - che ha vinto l’Oscar. Ora fanno un passo in più come grilli parlanti della società israeliana: «Noi siamo privilegiati perché la nostra condizionedi israeliani ebrei ci consente di fare questo tipo di operazioni. Se i colleghi palestinesi avessero tentato di contattare gli ufficiali dell’ intelligence israeliana sarebbero stati arrestati ouccisi come è successo a 200 loro colleghi», dice il regista. Sono 24 le testimonianze di soldati e ufficiali dell’esercito e dei servizi segreti che la coppia di registi è riuscita a filmare garantendo l’anonimato e modificando la voce e i connotati: «A volte siamo rimasti sorpresi che ci abbiano rilasciato le interviste in cui alcuni hanno espresso del rimorso, altri hanno voluto parlare in ebraico per arrivare direttamente alla società israeliana, altri ancora si sono dimostrati quasi indifferenti o addirittura soddisfatti delle loro missioni». Parliamo di ufficiali che la regista assicura provenire «dall’élite della società israeliana, molti si dicono di sinistra e vivono a Tel Aviv» - che hanno programmato sistemi di mappatura di Gaza e che, con algoritmi appositi, hanno ucciso migliaia di esponenti di Hamas provocando i danni collaterali (i «Naza») dello sterminio delle loro famiglie. «Molte delle cose dette nel film sono state già scritte in alcune inchieste del Guardian » dice Rachel Szor a cui si aggiunge Yuval Abraham per il quale «il film si concentra sulle testimonianze dal di dentro delle operazioni sistematiche che hanno portato all’uccisione di più di 70mila palestinesi per far sì che sia molto difficile negare quello che è stato fatto».

Il quotidiano Times of Israel , nel dare la notizia del documentario, ha scritto che è basato su inchieste apparse «su testate della sinistra attivista israeliana come +972 Magazine (per cui lavora il regista, ndr ) e Local Call e già contestate dall’esercito israeliano». «Abbiamo attinto a varie fonti – si difende Abraham – tra cui Guardian , New York Times e Washington Post . I militari tendono sempre a negare, ma loro negazione è apparsa spesso falsa. Abbiamo cercato il maggior numero di intervistati perché altrimenti il film avrebbe perso peso». C’è spazio anche per un parallelo con la Shoah che un ufficiale israeliano fa nel «doc»: «Siamo in Italia e qui Primo Levi ha parlato di disumanizzazione. Nella mia famiglia ci sono sopravvissuti alla Shoah. Sono tante le differenza con quello che succede aGaza ma gli schemi di disumanizzazione sono simili». Amargine della conferenza stampa, uno dei produttori, Jim Wilson, a chi gli chiedeva perché Naza sia stato annunciato in concorso all’ultimo ha risposto: «Era una nostra richiesta perché lo dovevamo completare e non volevamo anticipare la notizia».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.