È questa la nuova frontiera della longevità raccontata a Venezia, negli spazi della Veneto Film Commission, in concomitanza con la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, attraverso il cortometraggio “Vecchio a chi? La cura della longevità in salute”.
L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo. Un traguardo importante, ma anche una sfida che obbliga a ripensare il modo in cui guardiamo all’età e all’invecchiamento. Perché aggiungere anni alla vita non significa automaticamente aggiungere salute agli anni.
Da questa consapevolezza nasce il docufilm prodotto da The Skill Group in collaborazione con il Fondo di assistenza sanitaria integrativa (Fasi) e Sport e Salute. Il cortometraggio, firmato da Lorenzo Munegato e Alberto Pezzella, mette insieme testimonianze, esperienze e competenze diverse per raccontare una longevità che non coincide con il semplice dato anagrafico, ma con la possibilità di mantenersi attivi e autonomi il più a lungo possibile.
A guidare il racconto sono quattro pilastri: salute fisica, equilibrio psicologico, attività sportiva e alimentazione. Quattro dimensioni strettamente legate tra loro e che, secondo gli esperti coinvolti nel progetto, rappresentano altrettante leve sulle quali intervenire attraverso la prevenzione.
Tra i protagonisti ci sono campioni olimpionici come Manuela Di Centa, Venanzio Ortis e Andrea Lucchetta, insieme a medici, psicologi, docenti universitari e specialisti della longevità, tra cui l’endocrinologa Lucia Riganelli. Esperienze molto diverse che convergono su un punto: il benessere nella maturità non si costruisce quando gli anni avanzano, ma molto prima.
I numeri raccontano quanto sia cambiata la durata della vita. Tra il 1990 e il 2024, secondo i dati citati nel progetto, la speranza di vita è aumentata di circa otto anni per gli uomini e di 6,5 per le donne, arrivando rispettivamente a 81,5 e 85,6 anni.
Ma la maggiore longevità porta con sé anche una crescente diffusione delle patologie croniche e la necessità di ripensare i modelli di assistenza. Nel progetto pilota di ricerca realizzato dal Fasi in quattro regioni italiane, approvato dal Comitato Etico Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità e dedicato alla popolazione assistita over 65, tra il 57 e il 59% delle persone coinvolte convive con una o più patologie croniche diagnosticate nel corso della vita.
«Una quota che richiede modelli di presa in carico continuativi», sottolinea Daniele Damele, presidente del Fasi, indicando nella prevenzione uno degli strumenti fondamentali per aumentare il numero di persone che possono affrontare la vecchiaia in condizioni di salute e autonomia.
La questione, dunque, non riguarda soltanto la sanità. La longevità sta modificando la società, il mondo del lavoro, le famiglie e il rapporto tra generazioni. Investire nella salute significa anche investire nella possibilità di rimanere più a lungo parte attiva della comunità.
«Investire nella longevità in salute significa investire nel futuro del Paese e delle sue imprese», osserva Luca Del Vecchio, vicepresidente del Fasi, sottolineando il ruolo che possono avere insieme sanità integrativa, sport e cultura della prevenzione.
È proprio sullo sport che il cortometraggio accende uno dei suoi riflettori. Non soltanto attività fisica e prestazione, ma soprattutto uno strumento per mantenere autonomia, relazioni e qualità della vita.
In questo quadro si inserisce “Sport Illumina”, progetto promosso dal Ministro per lo Sport e i Giovani attraverso il Dipartimento per lo Sport e ideato da Sport e Salute. L’iniziativa punta a trasformare aree urbane abbandonate o degradate in spazi sportivi moderni, accessibili e gratuiti.
Playground pensati per tutte le generazioni, dove bambini, ragazzi, famiglie e anziani possono condividere gli stessi luoghi. Perché l’attività fisica, soprattutto con l’avanzare dell’età, può diventare anche un presidio contro l’isolamento.
«Portare lo sport e l’attività fisica sotto casa degli italiani» significa, secondo Marco Mezzaroma, presidente di Sport e Salute, offrire l’opportunità di modificare le proprie abitudini e orientarle verso uno stile di vita più sano e appagante. Un tema particolarmente rilevante per le persone anziane, spesso esposte anche al rischio di isolamento e di esclusione dalla vita sociale.
È la stessa filosofia alla base di “Circolo 65”, progetto che punta a diffondere la cultura del movimento e promuovere stili di vita salutari nella terza età.
Il racconto della longevità passa anche attraverso esperienze che intrecciano territorio, memoria e innovazione.
A Venezia, il docufilm racconta “Barca xe Casa”, iniziativa sostenuta dal Comune della città lagunare e dedicata alla psicomotricità attraverso la tradizione del remo. Le lezioni sono realizzate nelle case di riposo cittadine e utilizzano una pratica profondamente legata alla storia veneziana come strumento di movimento e coinvolgimento.
Un esempio di come la promozione della salute possa assumere forme diverse e adattarsi alle persone e ai luoghi, mantenendo al tempo stesso una forte dimensione sociale.
Nel cortometraggio trovano spazio anche gli investimenti della Regione Veneto sull’impiantistica sportiva, gli studi dell’Associazione Nazionale Medici delle Direzioni Ospedaliere (Anmdo) e le ricerche del laboratorio Bio Aging Gisva dell’Università di Padova sul rapporto tra alimentazione, invecchiamento ed epigenetica.
Anche la tavola, quindi, entra nella strategia della longevità. Non attraverso improbabili elisir, ma come parte di un insieme di comportamenti quotidiani che possono contribuire a preservare la salute nel tempo.
Il messaggio che emerge dal cortometraggio è semplice quanto ambizioso: l’invecchiamento non è una malattia e la longevità non può essere misurata soltanto contando gli anni.
La sfida è spostare l’attenzione dalla quantità alla qualità della vita, dalla cura della malattia alla prevenzione, dalla solitudine alla partecipazione. E soprattutto superare l’idea che esista un’età precisa oltre la quale si smette di essere protagonisti.
In una società nella quale la vita si è allungata di anni e continua a trasformarsi, cambia inevitabilmente anche il significato della maturità. La seconda parte dell’esistenza può diventare una stagione da preparare con la stessa attenzione con cui si costruiscono le altre: attraverso movimento, alimentazione consapevole, cura della salute mentale, prevenzione e relazioni.
È questo il percorso al centro di Vecchio a chi? La cura della longevità in salute: raccontare non soltanto quanto possiamo vivere, ma le condizioni che possono permetterci di arrivare più avanti negli anni conservando, il più possibile, salute, autonomia e qualità della vita.
«Siamo partiti da questo presupposto – conclude Lorenzo Munegato – per analizzare e raccontare quali possono essere i segreti e le best practice per arrivare a vivere in salute e nel pieno delle proprie forze la seconda parte della nostra vita».
