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Violenza di genere, razzismo e schiavitù: tutte le accuse che hanno cercato di affondare Via Col Vento

Nonostante le polemiche, a 90 anni dalla sua pubblicazione, Via col vento continua ad essere un libro (e un film) imprescindibile

Violenza di genere, razzismo e schiavitù: tutte le accuse che hanno cercato di affondare Via Col Vento

Era il 30 giugno 1936 quando sugli scaffali delle librerie apparì per la prima volta Via col vento, romanzo mastodontico firmato da Margaret Mitchell che raccontava l’epopea personale di Rossella O’Hara (Scarlett, nella versione originale), una donna bellissima e viziata, le cui vicende personali finivano con l’intrecciarsi coi cambiamenti storici del suo paese, attraverso la Guerra di Secessione americana, che contrappose i nordisti ai sudisti. Il romanzo della Mitchell arrivava sul mercato mentre gli Stati Uniti si stavano ancora riprendendo dalla Grande Depressione e forse fu anche per mero escapismo che il libro riuscì a diventare in breve tempo un vero e proprio best seller, che tre anni più tardi si sarebbe trasformato in una trasposizione cinematografica con Vivien Leigh nei panni di Rossella e Clark Gable in quelli del controverso Rhett Butler.

Via col vento, dunque, compie 90 anni e nel corso di queste decadi è stato oggetto di studio, ma anche uno standard controverso per gli scrittori, che spesso trovavano elementi di disturbo in una narrazione che, secondo l’autrice, guardava a Charles Dickens e al romanzo vittoriano come forma di ispirazione. Con l’uscita del film, inoltre, Via col vento è diventato ancora più conosciuto, rientrando in quel mainstream che oggi va tanto di moda. Questo ha fatto sì che, nel corso degli anni, emergessero numerose polemiche intorno alla storia di Rossella. Le polemiche principali riguardano il razzismo, a cui si lega quello che molti studiosi hanno definito la propaganda della schiavitù. In generale al libro viene condannato il suo ritratto romanzato e smussato del rapporto padrone-schiavo nell’epoca che ha preceduto la Guerra di Secessione. Il libro, infatti, racconta di un sud dorato, dove gli schiavi vivono felici nelle piantagioni, con padroni gentili e malinconici, che vivono dei canti degli afroamericani e che danno per scontato che anche per gli schiavi la massima aspirazione sia di continuare a vivere nei campi di cotone. Nel romanzo c’è spazio anche per i rimandi al Ku Klux Klan e tutti questi elementi, uniti a una resa stereotipata del popolo afroamericano, ha fatto sì che il romanzo fosse definito razzista. Nel 2020, addirittura, fu lo sceneggiatore di 12 anni schiavo, John Ridley, a chiedere ai servizi streaming di HBO di rimuovere dal catalogo il film, perché considerato razzista e offensivo. Il film è stato dunque tolto temporaneamente da HBO Max e rimesso poi con un “cartello” informativo iniziale, che spiegava il contesto di realizzazione dell’opera, ma prendendo anche le distanze da qualsiasi accusa di negazionismo o romanticizzazione della schiavitù.

Altra accusa che viene mossa al film è quella legata alla violenza di genere. Nel libro - così come nel film - c’è una scena in cui Rhett e Rossella si scontrano e litigano, finché Rhett non prende la sua sposa con la forza, obbligandola così ad avere un rapporto sessuale. A far inorridire non è solo lo stupro e la violenza in sé, ma il modo in cui viene resa l’accettazione della protagonista, il suo quasi accogliere la violenza, come se fosse l’occasione per suggellare di nuovo l’amore. Queste chiavi di lettura sono spunti che aprono a riflessioni legate alla rappresentazione, ma anche all’evoluzione della lingua, della società e della consapevolezza del pubblico. Tuttavia, sempre più spesso, Via col Vento smette di essere un oggetto di studio, un caso da analizzare per approfondire la visione del “Vecchio Sud” da parte dell’America stessa e finisce col diventare un bersaglio. È come se venisse del tutto cancellato il contesto in cui il libro è nato, il periodo storico in cui è stato scritto e anche la cultura della persona che ha firmato il manoscritto, mentre ogni opera deve essere letta anche attraverso il tempo che l’ha partorita e non solo con gli strumenti che abbiamo a disposizione oggi. L’equilibrio sta proprio nel poter riconoscere delle problematiche, ma analizzare nell’ottica di un tempo che ormai si è fatto storia.

C’è anche da dire, però, che nonostante le polemiche e le accuse che circondano il percorso di crescita e accettazione di Rossella O’Hara, a novanta anni dalla sua data di uscita, Via col vento è ancora un’opera imprescindibile, uno standard che ha saputo dettare le regole del melodramma, tanto per la letteratura quanto per il cinema, sebbene con le dovute differenze legate ai due diversi linguaggi. Questo perché Via col vento continua ad essere il racconto di sopravvivenza e resilienza di una donna che ha usato tutto ciò che aveva a disposizione per costruirsi una propria identità. Prima come figlia sudista di una famiglia altolocata, poi come vittima di una guerra che ha distrutto il suo mondo e l’ha costretta a patire la fame. Il romanticismo che permea le pagine di Via col vento non è un romanticismo inteso solo come interesse sentimentale - e che si potrebbe legare ai matrimoni che Rossella colleziona mentre attende il suo vero amore Ashley - ma è più che altro il romanticismo dei superstiti, di chi crede davvero che “domani è un altro giorno”.

Sotto il carisma di Rossella, le sue vicende amorose e gli intrighi coi vari personaggi, c’è soprattutto il ritratto di un paese che è crollato sui suoi stessi ideali, che è stato distrutto dalla guerra e che pure, dopo la devastazione, ha trovato il modo di rimettersi in piedi.

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